Villanova: «Lascio la Lega, vi spiego perché»

L’ex capogruppo: «Per il Carroccio ho dato tutto, non mi ci riconosco più: sono stato cancellato dal mio partito». E sulla decisione presa: «Nessuna telefonata da Zaia e Stefani Diverse offerte da altri partiti, ma ora non penso al futuro»

Laura Berlinghieri
Alberto Villanova, ex capogruppo della Lega in Consiglio regionale
Alberto Villanova, ex capogruppo della Lega in Consiglio regionale

Alberto Villanova, lei, ex capogruppo in Consiglio regionale, lascia la Lega. Perché?

«Le dico solo una cosa: da fine ottobre non ho ricevuto una sola telefonata da un dirigente».

Nemmeno da Zaia? Eravate molto legati...

«Sentito solo per una questione organizzativa».

Eppure lei, da capogruppo, era un perno della Lega...

«Ho dato quello che avevo e non pensavo che sarei stato cancellato così rapidamente. La Lega non ha più bisogno di me, ma anch’io posso proseguire da solo».

Deluso dalle persone più che dal partito?

«Sì, ma non ho nascosto nemmeno il fastidio per la strada imboccata dalla Lega di recente».

Tutte le strade portano a Roma...

«Ma la Lega è partito del Nord».

E infatti ha portato a casa l’Autonomia, no?

«Ma quanto dovremo aspettare ancora perché ci vengano concesse le prime funzioni? Il partito è al governo ma fa ben poco».

Si sente tradito da Luca Zaia?

«È la politica. Va così».

E da Alberto Stefani si sarebbe aspettato qualcosa di più?

«Chiarezza: non si può dire una cosa e fare il contrario».

A cosa si riferisce?

«In questi anni non ho lavorato solo per l’amministrazione, ma anche per il partito e per l’allora segretario Stefani. Lascio per dignità, visto il trattamento che mi è stato riservato al voto».

L’hanno candidata, ma lei non è stato eletto...

«Candidato nella circoscrizione di Zaia: ho pagato più di tutti la sua discesa in campo».

C’è chi è stato eletto a Treviso.

«Quelli sostenuti dal partito, con sezioni orientate al voto e messaggi del giorno prima. Io sono pure stato escluso dagli eventi elettorali. Non è un caso».

E allora cos’è? Soprattutto: perché?

«Perché ero uno che pensava con la sua testa, penso al fine vita, e la mia libertà non piaceva».

Ma se Zaia lascerà l’Aula, lei gli subentrerà comunque?

«Da indipendente, nel Misto».

Accadrà?

«Non ne ho idea».

Offerte da altri partiti?

«Ho ricevuto tante telefonate».

E?

«Ora come ora voglio solo disintossicarmi da questa esperienza. Non ho programmi, ma vedremo cosa mi riserva il futuro».

Non sembra una chiusura...

«Per adesso continuo a fare il dentista con grande passione».

Almeno oggi ha ricevuto qualche telefonata “di peso”?

«Mi ha chiamato il mondo, tranne i dirigenti della Lega».

Non Zaia, non Stefani, non Salvini...

«Non li sento da mesi».

Il tenore di queste telefonate?

«Solidarietà. Dai miei vecchi compagni di partito, ma anche da diversi avversari, cosa che mi fa particolarmente piacere».

Magari passerà al Pd?

«Non esageriamo».

Quindi rimane leghista?

«Gli ideali non cambiano».

Ma esclude il ritorno...

«È molto difficile».

Il primo approccio con la Lega?

«Primavera 2009, per le elezioni del mio paese: Pieve di Soligo. Ero distante dalla politica di Bossi, ma affascinato dalla figura di Zaia. Ho fatto tutta la gavetta: Comune, Provincia, Regione».

E la Lega di oggi?

«Sorpassata a destra da FdI e da Vannacci. Incapace di colmare il vuoto politico che si è creato».

Partito nazionale, le va bene?

«È impossibile tenere insieme le istanze del Veneto e della Sicilia. Così si tradisce il territorio che, tra tante difficoltà, continua a tirare avanti il Paese».

Questa Lega l’avete votata voi
«Abbiamo sperato nell’arrivo di qualcuno in grado di invertire la rotta, ma non è arrivato. E la dirigenza, nazionale e regionale, si tiene in mano il suo giocattolo».

Zaia non ha avuto coraggio?

«Non spetta a me dirlo».

C’è qualcun altro che ha pagato, oltre a lei?

«La vecchia guardia, che è stata fatta fuori».

E sempre Zaia avrebbe potuto spendersi?

«Ognuno fa quello che si sente».

Lei si pente di essere sempre stato così fedele?

«Ci ho pensato, ma non ho rimpianti: il mio lavoro l’ho sempre fatto con passione».

Ci sarà stato un episodio che le ha fatto prendere questa scelta: qual è stato il clic?

«Macabro tour dell’eutanasia: la definizione di fine vita fatta da Barbisan sul vostro giornale. Parole violente che mi hanno ferito e fatto capire che questa Lega non è più il mio posto».

 

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