Le nuove scelte territoriali che servono all’assistenza

La riorganizzazione prevede una copertura della medicina generale dal lunedì al venerdì, nuove forme di collaborazione tra medici di famiglia e Case della comunità e percorsi coordinati per i pazienti cronici: il punto 

Walter Ricciardi
Medicina di base, il Veneto punta a garantire assistenza dalle 8 alle 20
Medicina di base, il Veneto punta a garantire assistenza dalle 8 alle 20

Il progetto di riorganizzazione della medicina di base avviato in Veneto, e descritto nell’articolo all’interno a firma di Sabrina Tomè, dimostra che talvolta le Regioni possono riuscire dove lo Stato ha fallito.

A patto di avere una visione chiara degli obiettivi e un metodo di condivisione. L’obiettivo è in questo caso quello di assicurare una risposta di medicina generale dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì. Quando il medico di fiducia non è disponibile, il cittadino potrebbe rivolgersi a un collega dell’aggregazione, presso uno studio associato o una Casa della comunità. La promessa rivolta ai cittadini è comprensibile: poter trovare una risposta anche fuori dall’orario del proprio ambulatorio, senza ricorrere impropriamente al pronto soccorso.

Medico di base dalle 8 alle 20 per tutti i cittadini del Veneto
Medico di famiglia a disposizione dalle 8 alle 20 per tutti i residenti in Veneto

Le Case della comunità sono nate per offrire alle persone un accesso riconoscibile ai servizi e una risposta coordinata ai bisogni di salute. Il loro valore sta nella collaborazione tra medici di famiglia, infermieri, specialisti, assistenza domiciliare e servizi sociali. Per un anziano con più malattie croniche o per una persona dimessa dall’ospedale, la differenza non la fa il numero di professionisti presenti nello stesso edificio. La fa la capacità di seguire un percorso condiviso: sapere chi prende in carico il problema, chi contattare, quali controlli effettuare e chi verifica che nessuno resti solo tra un servizio e l’altro.

Il disegno veneto guarda anche oltre l’apertura prolungata degli ambulatori. Prevede, nell’arco di tre anni, percorsi coordinati per chi ha patologie croniche e necessita di più specialisti, insieme a un rafforzamento dell’assistenza domiciliare, anche attraverso la telemedicina. Punta a mantenere una presenza medica nei piccoli centri e nelle aree montane e a collegare studi, Case della comunità, domicilio e ospedali. Per incentivare la partecipazione dei medici con il numero massimo di assistiti, la proposta riportata prevede ore volontarie nelle Case della comunità e un compenso legato a obiettivi. La Regione ha indicato uno stanziamento iniziale di 30 milioni di euro.

Non è un modello già compiuto. L’accordo regionale descritto è ancora in via di definizione e la stessa Regione prevede tre anni per arrivare a regime. La disponibilità effettiva dei servizi, la qualità dei percorsi per i malati cronici e l’impatto sui pronto soccorso dovranno essere verificati. L’aspetto interessante però è il metodo: la trattativa sulle condizioni di lavoro viene collegata a ciò che dovrebbe cambiare nella vita dei pazienti.

La medicina generale possiede una conoscenza insostituibile dei pazienti e delle fragilità dei territori: deve usarla per contribuire a costruire il nuovo modello. Serve un accordo operativo, distretto per distretto. Le aziende sanitarie e i professionisti definiscano insieme il personale disponibile, i servizi da garantire e l’effetto dei nuovi impegni sull’assistenza già erogata. Ogni Casa della comunità renda chiaro ai cittadini che cosa offre, come vi si accede e chi coordina i percorsi delle persone con bisogni complessi.

I risultati siano verificati periodicamente: non solo quante ore mediche sono state coperte, ma quanti pazienti fragili sono seguiti con continuità, quanto sono accessibili le cure e se i servizi riescono davvero a comunicare.

Se la sfida sarà vinta, il progetto Veneto farà da apripista al Paese, dimostrando che le Regioni hanno l’agibilità per affrontare e risolvere le croniche lacune della medicina territoriale, a cui lo Stato si applica con scarsi risultati da almeno tre lustri.

 

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