Jessica muore a 30 anni: da bambina tutto il paese si mobilitò per salvarle la vita

Un malore improvviso, ora accertamenti medici. Originaria di Gaiarine, ma residente nel Pordenonese, lascia il compagno e una bambina di un anno. Per salvarle la vita, nel 1997, serviva un trapianto di fegato e reni da eseguire in Belgio. Gaiarine e Francenigo si erano mobilitate raccogliendo i fondi necessari

Diego Bortolotto
Jessica Fracassi
Jessica Fracassi

La sua storia aveva commosso un'intera comunità quando era ancora una bambina. Aveva appena due anni e per salvarle la vita serviva un trapianto di fegato e reni da eseguire in Belgio. Gaiarine e Francenigo si erano mobilitate, gli alpini avevano lanciato un appello e in appena quindici giorni erano stati raccolti i fondi necessari.

Una gara di solidarietà che aveva superato ogni aspettativa e permesso a Jessica Fracassi di affrontare un intervento salvavita. Quella bambina era riuscita a crescere, a costruirsi una vita e, lo scorso anno, a realizzare il sogno di diventare mamma. Ora la stessa comunità che l'aveva aiutata a vivere e aveva festeggiato la nascita di sua figlia si ritrova a piangerla.

Accertamenti medici

Jessica, 30 anni, è morta improvvisamente venerdì 9 ottobre, lasciando nel dolore il compagno Alessio, la piccola Amelia, il papà Virgilio e tutte le persone che le hanno voluto bene. Negli ultimi tempi Jessica si stava sottoponendo a terapie di dialisi. Sulle circostanze della morte sono in corso gli accertamenti medici. Saranno gli esami, e probabilmente l'autopsia, a chiarire le cause. La famiglia sta affrontando il dolore di una perdita improvvisa, mentre si attende di conoscere la data dell'ultimo saluto.

La notizia ha raggiunto Gaiarine e Francenigo, oltre al Pordenonese, dove Jessica abitava, riportando alla memoria una vicenda che aveva segnato profondamente il paese. Nel 1997 la sua vita era appesa alla possibilità di affrontare un intervento che in Italia non era disponibile.

La colletta

Per la bambina, gravemente malata, la speranza arrivava da un centro specializzato di Bruxelles. Il problema erano i costi, altissimi, e la somma che la famiglia avrebbe dovuto sostenere. Fu allora che entrarono in campo le penne nere di Gaiarine, all'epoca guidate dal capogruppo Gildo Trivellato, al cui fianco era impegnato anche Virgilio Fracassi, il papà di Jessica. La mobilitazione partì dal paese e coinvolse negozi, chiese e famiglie.

I manifesti

Vennero preparati manifesti e volantini, furono lanciati appelli e sistemate cassette per le offerte, perfino due botti, mentre le lettere raggiungevano le case dei cittadini. La risposta fu immediata. «Jessica aveva bisogno di un trapianto di fegato e reni e qui in Italia non lo facevano. Il costo in tutto era di 400 milioni, coperti in parte dagli enti pubblici, a carico della famiglia c’erano 85 milioni di lire: in quindici giorni come alpini abbiamo tirato su più di 100 milioni», ricorda Trivellato.

Il ricordo di Trivellato

«A Bruxelles si poteva fare il trapianto, allora noi abbiamo messo in giro per il paese i manifesti per lanciare l'appello». Quando arrivò la disponibilità degli organi, si rese necessario raggiungere il Belgio in tempi rapidissimi. L'Aeronautica militare mise a disposizione un aereo per il trasferimento da Istrana.

L’aereo da Istrana

Un'intera comunità seguì con apprensione quelle ore, fino alla notizia che l'intervento era riuscito. La bambina per cui il paese si era stretto alla famiglia era cresciuta, aveva costruito la propria vita e aveva potuto conoscere anche la gioia di diventare madre. «Era andato tutto bene fino all'altro giorno, era diventata mamma», dice Trivellato, con la voce che si fa commossa. Poche parole che restituiscono tutta l'incredulità per una morte arrivata quando sembrava essersi aperto un nuovo capitolo della sua vita.

La gioia della maternità

Lo scorso anno il paese aveva celebrato Jessica, diventata mamma di Amelia, la figlia tanto desiderata insieme al compagno Alessio. La nascita della piccola aveva riportato alla mente anche quella gara di solidarietà di quasi trent'anni prima. Jessica aveva condiviso la felicità di quel momento pubblicando una fotografia con il pancione e affidando a una frase il suo desiderio di maternità: «I sogni son desideri di felicità, tu sogna e spera fermamente e il sogno realtà diverrà». Parole che oggi assumono un significato ancora più doloroso per chi l'ha conosciuta e le è stato vicino.

Il post del compagno

Il compagno Alessio ha affidato ai social il proprio dolore, scegliendo le parole della canzone “La stella più fragile dell'Universo” di Ultimo. «Se ricominciasse un'altra vita, non chiederei che fosse infinita, mi basterebbe sapere che esisti, che è lo stesso profumo che indossi. Se non mi conoscessi farei come ho fatto, dirti che ti aspetto in un posto perfetto, che poi io di perfetto non ho proprio niente, divento perfetto se ti ho tra la gente. Comunque con te, comunque vada con te».

 

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