Il manifesto dei sindaci: ecco le richieste per il Veneto, dalla sicurezza all’emergenza casa

Sono due i documenti prodotti dopo l’assemblea regionale Anci a Treviso, un manifesto etico e uno programmatico. Il presidente Anci Conte: «È arrivato il momento di mettere sul tavolo la questione settentrionale». I municipi chiedono risorse per casa, costi energetici, sicurezza e Rsa

Sabrina Tomè
I sindaci veneti cantano l’inno di Mameli durante l’assemblea dell’Anci regionale
I sindaci veneti cantano l’inno di Mameli durante l’assemblea dell’Anci regionale

Tutti i sindaci in piedi, fascia tricolore al petto e qualcuno anche mano sul cuore, a cantare l’inno di Mameli. Il senso dell’assemblea regionale Anci, tenutasi giovedì 8 ottobre nella suggestiva cornice di Santa Caterina a Treviso, sta probabilmente in questa immagine: un sentimento di appartenenza che nasce dalla sfida quotidiana di amministrare con risorse al contagocce e, ciononostante, di farlo con quella responsabilità che si declina in bilanci virtuosi.

A raccontare tutto questo, oltre a un’immagine, ci saranno nei prossimi giorni – tempo di metterli nero su bianco – anche due manifesti, uno etico e l’altro programmatico sottoscritti dai primi cittadini. Il primo tratterà di identità e con essa di questione settentrionale, l’altro di operatività, intesa come problemi da affrontare e proposte per uscirne. Ad annunciarli è stato il “padrone di casa”, il sindaco di Treviso e presidente Anci Mario Conte in una sala con oltre 300 amministratori, con il presidente della Regione Alberto Stefani, gli assessori regionali Paola Roma e Marco Zecchinato.

«Il manifesto etico è legato alla responsabilità di chi indossa la fascia tricolore e qui si inserisce anche la questione settentrionale», ha spiegato, «quello programmatico riguarda le risorse necessarie per le politiche amministrative e lo presenteremo alle Regione, al Governo e a Bruxelles». I punti sono quelli trattati nell’incontro regionale, e replicati probabilmente in quello nazionale in programma a Veronaa fine mese: riguardano l’emergenza casa, gli Ats, le Case di riposo, i costi energetici, la sicurezza.

Il manifesto etico

Conte ha introdotto l’assemblea soffermandosi sul ruolo dei sindaci: «La nostra forza», ha premesso, «sta nell’amare e nell’ascoltare i cittadini trasformando le loro esigenze in risposte». Amministratori definiti dal presidente Anci «eroi» per il fatto di dover gestire la cosa pubblica tra difficoltà crescenti. Eppure, ha rilevato Conte, nessuno dei 559 Comuni veneti è in stato di dissesto finanziario. Un unicum in Italia.

E in sala è scrosciato l’applauso. «Questo dice molto della responsabilità con cui vengono amministrate le nostre comunità», ha continuato andando poi al nocciolo della questione, «È arrivato il momento di mettere sul tavolo la questione settentrionale: quando serve si devono battere i pugni sul tavolo. La virtuosità non può essere una colpa, la solidarietà è irrinunciabile ma non può indebolire chi funziona e contribuisce a far funzionare tutto il Paese». Il riferimento era ai criteri di ripartizione delle risorse, a cominciare da quello sulle opere medie, con la forte penalizzazione del territorio.

Manifesto programmatico

Chi è salito sul palco ha messo in fila, uno dopo l’altro, i temi centrali con cui il Veneto si sta misurando. E che richiedono, tutti, iniezione di risorse. La casa, in primis, che se non è la Spagna rappresenta comunque un’emergenza soprattutto per il ceto medio come ha sottolineato Christofer De Zotti, vicepresidente Anci. Sia Stefani che Conte si sono soffermati sull’importanza del social housing e della partecipazione dei sindaci; in arrivo i due bandi per alloggi Erp ed Ers annunciati dall’assessora Paola Roma e quello sull’efficientamento energetico per le pompe di calore. La “questione casa” assumerà inoltre a breve dimensioni più locali, con il passaggio di molte competenze agli Ats, come ha ricordato l’assessora Roma.

E gli Ambiti Territoriali Sociali – le 24 nascenti aggregazioni di Comuni per la gestione collettiva dei servizi socio sanitari – sono un altro dei punti cardine della politica dei Comuni. Qui i fondi per avviarli ci sono, si tratta semmai di non perderli. «Bisogna chiudere entro fine anno, c’è la necessità di accedere a quel finanziamento che nella scorsa annualità non è arrivato nel territorio», ha detto Roma.

Insomma su questo i sindaci devono correre e Maria Rosa Pavanello, presidente della Consulta Ats, è stata esplicita: «È la più grande riforma che stiamo facendo, dobbiamo crederci un po’ di più». L’altra questione sociale che sfiora l’emergenza è quella delle Rsa, con i Comuni che spesso devono compartecipare alle rette. Su questo il Veneto, via Regione, ha già bussato a Palazzo Chigi chiedendo un aumento del fondo per la non autosufficienza. Si attendono risposte».

Si passa quindi alla sicurezza. Conte si è soffermato su quella idraulica e sulla necessità di «investire nella prevenzione e nella tutela del territorio. Importanti i bacini di laminazione». Ma, appunto, e qui si torna alla questione settentrionale, vanno anche cambiati i criteri per la ripartizione delle risorse attraverso i bandi. Manuel Scalzotto, presidente della Consulta Finanza locale, ha detto di aver scritto alla presidenza del Consiglio e al ministro Piantedosi «inviando una proposta di modifica. Ad oggi non abbiamo avuto risposta».

Le risorse, già magre, sono destinate a diminuire visti anche i costi energetici: «Il 2027 sarà ancora un anno abbastanza gestibile, ma i due successivi presenteranno nubi molto pesanti», ha avvertito Conte.

E poi il grande tema della sicurezza nelle città. «Un tema da affrontare senza slogan», ha premesso Conte ridimensionando anche la questione maranza, «È un errore ridurlo alla violenza di gruppi di ragazzi. C’è molto di più: sono i furti, lo spaccio, le truffe, le rapine, i maltrattamenti. Fenomeni che richiedono risposte diverse». E dunque fondi per la polizia locale, per l’illuminazione, ma soprattutto certezza della pena. «Ho incontrato Piantedosi e Nordio trovando disponibilità. Come sindaci continueremo a fare sistema». Forti, appunto, di due manifesti.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso