Tredici colpi tra Veneto e Emilia Romagna e un bottino da un milione: sgominata la banda dei furti nelle aziende

Sei mesi di indagini della Squadra Mobile di Padova hanno portato a sette misure cautelari. La banda prendeva di mira stabilimenti industriali tra Padova, Venezia, Treviso e Bologna, rubando soprattutto rame, metalli preziosi e utensili da lavoro. Il capo del gruppo è finito in carcere

Due immagini della banda in azione
Due immagini della banda in azione

Una banda specializzata nei furti ai danni di aziende industriali e commerciali tra Veneto ed Emilia Romagna, con un bottino complessivo stimato in circa un milione di euro, è stata individuata dalla Squadra Mobile di Padova. Nelle prime ore di mercoledì 28 ottobre la Polizia di Stato ha eseguito sette misure cautelari, disposte dal gip su richiesta della Procura di Padova, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili di una serie di colpi messi a segno tra aprile e luglio 2026.

Il presunto capo della banda, residente in provincia di Rovigo e già noto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Rovigo. Per gli altri indagati sono state disposte misure cautelari tra arresti domiciliari e divieti di dimora.

Tredici colpi e un bottino da un milione di euro

Le indagini, durate oltre sei mesi, hanno permesso di ricostruire 13 episodi di furto e tentato furto ai danni di imprese metalmeccaniche, stabilimenti industriali e aziende specializzate nella lavorazione dei metalli. Secondo gli investigatori, il gruppo era composto da persone appartenenti a due nuclei familiari e agiva con una precisa divisione dei ruoli.

Le aziende venivano selezionate dopo sopralluoghi e attività di osservazione. I ladri conoscevano la disposizione degli stabilimenti e soprattutto il valore dei materiali custoditi al loro interno. Per entrare utilizzavano auto rubate come arieti, praticavano fori nelle pareti dei capannoni oppure si introducevano attraverso i tetti degli edifici confinanti.

Nel mirino finivano soprattutto rame, carburo di tungsteno, utensili industriali e altri materiali di elevato valore commerciale, destinati, secondo la ricostruzione degli investigatori, alla rivendita sul mercato nero.

Il furto da 50 mila euro a Silea

Tra gli episodi contestati figura anche un colpo messo a segno nella notte tra il 14 e il 15 giugno alla Martino Parisi Srl di Silea, in provincia di Treviso. Dall'azienda erano stati sottratti capi di abbigliamento di marca, telai e biciclette Bianchi, ricambi per auto Brembo e bottiglie di vino pregiato. Il valore complessivo della refurtiva era stato stimato in circa 50 mila euro.

Numerosi i furti ricostruiti anche nel Padovano. A Campodarsego la U.O.P. Spa era stata presa di mira due volte: il 10 aprile i ladri avevano sfondato un accesso utilizzando un'Alfa Romeo Giulietta rubata, mentre il 19 aprile erano tornati praticando un foro nella parete dello stabilimento e portando via cilindri in carburo di tungsteno per circa 100 mila euro.

Colpita ripetutamente anche la Mini Tools Coating di Padova, dove erano stati sottratti utensili industriali. A Loreggia, invece, dalla Elettra Srl erano sparite cinque bobine di cavi elettrici per un peso complessivo di 18 quintali e un valore stimato tra 20 e 30 mila euro.

Otto tonnellate di rame rubate a Marghera

Tra i colpi più consistenti figurano quelli del 9 e 10 maggio alla Siemens Energy di Marghera, dove erano state rubate circa otto tonnellate di rame. Tra merce sottratta e danni alle strutture, il conto era arrivato a circa 140 mila euro.

Altri furti sono stati ricostruiti alla Snam Rete Gas di Rubano, alla ITT Industrial Tools di Padova e alla Haiki di Fossò, dove i ladri avevano utilizzato un furgone Citroën Jumper rubato poco prima per trasportare il rame sottratto.

La banda avrebbe agito anche in Emilia Romagna: a Galliera, nel Bolognese, erano stati rubati oltre tre mila chilogrammi di rame per un valore di circa 70 mila euro, mentre a Malalbergo erano spariti utensili meccanici. Due tentativi di furto erano stati inoltre registrati alla Montrafo Service di Arre, nel Padovano.

Le indagini e le misure cautelari

A collegare i diversi episodi sono state le modalità operative, la tipologia di materiali rubati e l'utilizzo ricorrente degli stessi veicoli. Attraverso attività tecniche e accertamenti di polizia giudiziaria, gli investigatori della Squadra Mobile hanno individuato i presunti componenti del gruppo e ricostruito la loro partecipazione ai diversi colpi.

Agli indagati vengono contestati anche la ricettazione di un Fiat Ducato e il furto di un Citroën Jumper, mezzi che sarebbero stati utilizzati durante le incursioni nelle aziende.

Il quadro indiziario raccolto ha portato all'emissione delle sette misure cautelari eseguite il 28 ottobre. Le accuse dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.

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