Consumo di suolo nel 2025, il Veneto è secondo in Italia
Il Veneto è ancora bandiera nera per consumo di suolo: nel 2025 sono stati cementificati 584 ettari. Padova è prima per percentuale di territorio consumato. Ma la regione è anche prima per superficie recuperabile, con quasi 32.000 ettari potenzialmente destinabili a nuovi spazi verdi urbani

Nuovo report, nuovo record. Quello di un Veneto che è ancora bandiera nera (o quasi) per il consumo di suolo in Italia.
Ma anche quello di un Veneto che è la prima regione per terreno potenzialmente recuperabile.
Il suolo consumato
Ma si parte sempre dalle cattive notizie. Quelle che inchiodano per l’ennesima volta la nostra regione al secondo posto a livello nazionale per spazio sottratto alle aree agricole e reso area industriale: l’11,87% del nostro territorio, quasi un ottavo di tutto il Veneto. Di più riesce a fare la sola Lombardia, mentre la media italiana è ferma al 7,19%.
A dirlo è l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel suo ultimo rapporto. Un documento che mette nero su bianco questo: nel 2025 il fenomeno del consumo di suolo è cresciuto più che nell’anno precedente. Con una media, in Veneto, di 11,11 metri quadrati di suolo consumati al minuto. In totale: 584 ettari di superficie che, dal verde, è passata al grigio.
In Veneto
La situazione in Veneto è disastrosa ovunque. Lo è a Padova, prima città per percentuale di suolo consumato nel 2025 (il 49,88%) e lo è a Venezia, prima per ettari (7.182). Lo è nella provincia di Verona, prima per suolo consumato (41.491 ettari), con la Marca giusto a un’incollatura (41.195 ettari), e lo è in quella di Rovigo, prima per superficie consumata pro capite (674,22 metri quadrati per abitante).

Qualche altro dato curioso: il comune con la maggiore superficie di suolo consumata pro capite è Ferrara di Monte Baldo, nel Veronese; quella in cui c’è stata lo scarto maggiore dal 2024, al netto del fotovoltaico, Venezia. E altri record sono detenuti poi da Laghi (Vicenza), Teglio Veneto (Venezia) e Arzignano (Vicenza). A dimostrazione della vastità del fenomeno.
Il suolo riconvertibile
In generale, la situazione è disastrosa da anni, e nell’ultimo è pure peggiorata. Qualche esempio? I dieci ettari di verde cancellati, dal 2024 al 2025, per la realizzazione di un nuovo polo logistico-produttivo, a Isola Rizza, nel Veronese.
Ma esistono anche esempi opposti. Perché proprio il Veneto, seconda regione per suolo consumato, è pure la prima in Italia in cui sarebbe possibile realizzare nuovi spazi verdi urbani, con una superficie potenzialmente disponibile pari a quasi 32.000 ettari. Spazi da depavimentare, per restituire un po’ di colore verde alle nostre città. Che si aggiungono agli ulteriori 40.000 ettari (e oltre) di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e ai circa 13.000 ettari di tetti inutilizzati, su cui sarebbe possibile installare dei pannelli fotovoltaici.
Un esempio virtuoso
Un esempio, in questo campo, arriva sempre dalla provincia di Verona. Dove lo scorso anno il vecchio parcheggio adiacente al parco Santa Teresa, nel quartiere di Borgo Roma, è stato trasformato in parco pubblico. Via l’asfalto, per dare respiro all’erba e agli alberi.
Dimostrazione che una strada alternativa è possibile. Anche se gli indicatori, anche nel nostro Veneto, sembrano tutti andare dalla parte opposta.
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