Il marito tenta di darle fuoco, lei non lo denuncia: «Lo conosco, non voleva farmi del male»

Parla la donna salvata dal figlio a Cavarzere, nel Veneziano: «Negli ultimi tempi era turbato per la morte del padre, ma non è un violento»

Matilde Bicciato
Uno scorcio di Cavarzere
Uno scorcio di Cavarzere

«Non ho fatto denuncia e non la farò, ho firmato tutte le carte affinché mio marito possa tornare a casa, perché io lo conosco e so che non voleva farmi del male».

A parlare sull’uscio di casa è la donna che la sera del primo gennaio, a Cavarzere, è stata cosparsa di benzina dal marito ubriaco, fermato solo dal figlio 15enne che è riuscito a togliergli di mano l’accendino con cui voleva appiccare il fuoco.

Tenta di dare fuoco alla moglie, il figlio evita la tragedia: arrestato 43enne
Tenta di dar fuoco alla moglie: a Cavarzere 43enne arrestato per tentato omicidio

Il 43enne di origini albanesi - che gettando il liquido infiammabile addosso alla moglie ha anche detto ai due figli di vestirsi pesante e di star pronti ad uscire di casa - è stato fermato dai carabinieri e portato in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Davanti alla giudice ha giustificato il gesto dicendo che si trattava di uno scherzo.

Al suono del campanello la la giovane donna si fa attendere: poi apre la porta, addosso n una tuta casalinga, la tv accesa in cucina. La sua voce - seppur turbata dal fatto violento appena capitato - è risoluta e pacata. «I litigi in casa non sono una rarità» spiega, con alle spalle i due figli, una ragazza appena maggiorenne e un ragazzo di quindici anni.

«La situazione è peggiorata in questo periodo. Mio marito è rimasto turbato dalla morte di suo padre e in questo periodo ha cominciato a bere, troppo. A me dà fastidio e per questo negli ultimi tempi abbiamo litigato spesso. Quel giorno ho minacciato di lasciarlo, lui aveva bevuto e mi ha lanciato addosso la benzina per spaventarmi. Non mi avrebbe fatto nulla, ne sono sicura, conosco l’uomo con cui sto da vent’anni e con cui ho due figli insieme».

Gli inquirenti però stanno ancora cercando di capire se il carburante utilizzato fosse in casa per degli utilizzi domestici o se invece fosse stato comprato appositamente per appiccare il fuoco.

Un dettaglio che sarebbe utile chiarire al fine di delineare l’eventuale premeditazione dell’aggressione. Durante il litigio quindi il padre non solo aveva cosparso di liquido la donna, ma anche il pavimento, dicendo ai figli di allontanarsi con lui, cercando un modo per innescare la fiamma.

Una tragedia sventata solo grazie ai figli che prima sono riusciti a strappargli di mano l’accendino e poi hanno atteso l’arrivo dei carabinieri. «Mentre lo stavano portando via, mio marito ha chiesto scusa, mi ha detto che aveva capito di aver distrutto tutto, di aver buttato all’aria tutte le cose importanti. Non mi aveva mai toccata prima, c’erano state delle liti ma come ce ne sono in ogni casa» aggiunge la donna.

«Abbiamo chiesto assistenza ad un avvocato, so che l’accusa è pesante e che quando sono arrivati i carabinieri eravamo tutti molto agitati e questo sicuramente ha avuto delle ripercussioni che dovremo gestire».

Una spiegazione del gesto di rabbia inconsulta non se la danno nemmeno i dirimpettai del condominio, che quella sera si sono accorti dell’arrivo dei carabinieri.

«Lui è uno scherzoso, ogni tanto con gli altri vicini scendiamo a berci una birra qui vicino, dove lui ha l’orto» racconta Michele che, nel palazzo dov’è successo il fatto, vive al piano inferiore. «Non sono arrivati da molto, ma in questo periodo sono sempre stati relativamente tranquilli. Qualche volta li ho sentiti gridare, ma nulla che mi avesse davvero preoccupato. Lui scendeva spesso qui a parlare con me. È uno con la battuta pronta, sorridente. Mi aveva anche dato un soprannome divertente. Ecco, recentemente mi era parso più cupo, so che aveva subito un lutto. Era diventato più nervoso. La moglie e i figli li ho sempre visti sereni».

Poche centinaia di metri più in là, passata la strada principale, c’è la casa dove è stata massacrata Maila Beccarello, uccisa nel 2018 dal marito Natalino Boscolo Zemello: nessuno in paese ha mai dimenticato quel fatto, gli abitanti sono ancora sconvolti per la tragica fine della trentasettenne.

«Maila la conoscevamo bene e tutta la sua storia è indimenticabile» sottolineano i clienti del bar Al Caminetto, increduli per l’atteggiamento di questa donna minacciata dal marito: «Il sangue si gela ancora, al solo pensiero. Nessuna donna dovrebbe farsi andare bene neanche il primo segnale di violenza da parte di un uomo».

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