Villette a Ca’ Roman: più di 500 in corteo contro il progetto

I promotori dell’iniziativa per difendere l’oasi a Pellestrina: «E’ stato un successo, che ha riunito residenti del Lido e di Venezia dietro a un’idea comune. Vogliamo fermare un intervento incompatibile con uno degli angoli più delicati della Laguna»

Edoardo Fioretto
La sfilata al Lido contro il progetto delle villette a Ca’ Roman
La sfilata al Lido contro il progetto delle villette a Ca’ Roman

A Ca’ Roman le villette non sono ancora state costruite, ma venerdì 4 settembre hanno già portato in strada più di 500 persone. Residenti del Lido e di Venezia, comitati, associazioni ambientaliste e rappresentanti politici hanno sfilato nel pomeriggio contro il progetto immobiliare che prevede 77 abitazioni nell’area dell’ex colonia delle suore Canossiane.

Per gli organizzatori «è stato un successo, che ha riunito residenti del Lido e di Venezia dietro a un’idea comune. Fermare un intervento incompatibile con uno degli angoli più delicati della Laguna». Una manifestazione partecipata, senza ambiguità, dai toni combattivi ma sempre rispettosi.

La manifestazione ha trasformato per qualche ora il Lido nel punto di raccolta di una battaglia che da settimane cresce attorno a Ca’ Roman. Il progetto della Ca’ Roman srl ha già ottenuto il parere favorevole della Municipalità, mentre resta atteso l’ultimo passaggio della giunta.

Ed è proprio lì che ora si concentra la pressione dei contrari: dopo gli appelli e le prese di posizione, venerdì è arrivata la piazza. Tra i presenti anche la consigliera regionale del Pd Monica Sambo, che ha chiesto alla giunta Venturini di non approvare il progetto. «La manifestazione conferma che su questa vicenda l’attenzione dei cittadini è massima», ha osservato, parlando di «una forte e diffusa richiesta di tutela» per Ca’ Roman. Sambo ha inoltre ricordato l’interrogazione già presentata in Regione per chiedere un riesame in autotutela delle valutazioni ambientali e ha annunciato un approfondimento sugli atti ottenuti nelle ultime ore.

Il nodo resta sempre lo stesso: cosa può diventare l’ex colonia senza compromettere ciò che le sta attorno? I contrari non contestano soltanto il numero delle villette, ma il modello di sviluppo che temono possa trascinare con sé nuovi flussi, servizi, passaggi e pressione antropica in un’area inserita nella Rete Natura 2000 e caratterizzata da ambienti dunali ed ecosistemi fragili.

È una discussione che, a Ca’ Roman, ha anche una memoria lunga. Alla manifestazione ha aderito Alberto Brunelli, pronipote di Alberto Graziani, il professore padovano che negli anni Venti ha fondato il primo villaggio marino nell’area. La famiglia conserva ancora il ricordo di una Ca’ Roman nata come luogo di cura, costruita attorno alle baracche dismesse dell’esercito e poi passata alle Canossiane. Brunelli ha ricordato come già allora Graziani temesse che quell’area potesse finire nelle mani della speculazione. Oggi il villaggio è in gran parte abbandonato e il problema del recupero resta reale. Nessuno, nemmeno tra gli oppositori, sostiene che l’immobilismo sia una soluzione. Il punto è quale recupero, con quali volumi e con quale equilibrio tra proprietà privata e tutela ambientale. È su questa linea sottile che si gioca la partita.

Venerdì, però, il messaggio della piazza è stato molto meno sottile.

Cinquecento persone, forse di più, hanno scelto di esserci e di dire che Ca’ Roman non è soltanto una pratica urbanistica da chiudere negli uffici. Sambo chiede che Comune e Regione raccolgano il segnale. Gli organizzatori parlano di una mobilitazione capace di unire Lido e Venezia.

Ora la parola torna ai palazzi. E a Ca’ Roman, dove da un secolo si discute di come abitare un confine fragile tra terra e laguna, il progetto immobiliare è ormai diventato una questione politica a tutti gli effetti. Intanto stato già fissato il prossimo corteo per la piazza: domenica 13 settembre ai Murazzi.

 

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