BIMBA ANNEGATAL'ex compagno di Simone: "Moreira si è voluta vendicare di me e Giuliana"

Giuliana Favaro
Giuliana Favaro
TREVISO.
I capelli raccolti, un semplice paio di ballerine, jeans, camicia azzurra e giacca verde militare. Simone Moreira, 23 anni, si è presentata così ieri mattina in tribunale a Treviso alla prima udienza del processo che la vede come imputata per la morte della figlia Giuliana. E’ arrivata poco prima delle nove, accompagnata dalla madre e dagli avvocati Antonio Forza e Alvise Tommaseo Ponzetta. «Sono serena e ho fiducia nella giustizia», ha detto all’ingresso in tribunale. Quando Michele Favaro sale sul banco dei testimoni lei cerca il suo sguardo. Ma l’ex compagno preferisce non incrociare gli occhi con la donna accusata di aver ucciso sua figlia. L’uomo descrive Simone come una donna completamente disinteressata al ruolo di madre e totalmente inaffidabile. Lei invece si commuove, soprattutto quando Michele racconta i convulsi momenti delle ricerche di Giuliana ad Oderzo in quella tragica notte di settembre.


E dal racconto dell’ex compagno emergono particolari della vita di Simone fino ad oggi sconosciuti. Come il lavoro in un outlet a Noventa di Piave. «Questa esperienza - ha spiegato Michele - è improvvisamente finita perché nel negozio si erano verificati dei piccoli furti, anche quando era stata installata una cassa continua. Le commesse si sono dimesse tutte». Poi Simone ha parlato a lungo con l’avvocato Forza per chiarire la vicenda del centro massaggi di Villorba, descritta da Michele Favaro durante la sua testimonianza. «In quest’occasione la Moreira mi aveva mentito - ha detto l’uomo - mi aveva detto che andava lì solamente per fare le treccine alle clienti, poi mi ha giurato che stava solamente alla cassa, che non aveva mai toccato alcun cliente. Non volevo che mia figlia avesse una madre prostituta».


Ma è quando Michele Favaro parla chiaramente della notte della tragedia che la bella brasiliana inizia a piangere. Ed è anche l’unico momento in cui l’ex compagno la fissa platealmente negli occhi.


«Giuliana aveva il terrore del buio», scandisce con voce chiara e ferma all’indirizzo della donna. «La settimana prima - aggiunge l’uomo - avevo trascorso il weekend più bello della mia vita con Giuliana. E tutto quanto è accaduto dopo è stato una sua vendetta. Il due settembre sono andato a pranzo da mia mamma dove Giuliana non ha mangiato. Alle 14, contrariamente al solito, la Moreira è arrivata puntuale a prenderla».

Poi è stato il momento di ricostruire la sera della tragedia. «Mi ha telefonato alle 22 per dirmi che era ad Oderzo per prendere un gelato - spiega - le ho detto di andare piano in macchina e che non c’era problema. Alle 22.47 mi ha chiamato nuovamente, agitatissima, dicendomi di contattare i vigili del fuoco perché aveva perso Giuliana, forse in acqua». Michele si è quindi precipitato in piazza Rizzo: «La Moreira stava fumando una sigaretta con una coca cola in mano. Io ho iniziato a cercare Giuliana ovunque, mi sono anche tuffato in acqua. Niente. Quando ero in caserma dei carabinieri ci hanno detto che l’avevano trovata e portata in ospedale. Quando sono arrivato al pronto soccorso mi hanno chiamato da parte. Mia figlia non ce l’aveva fatta». Michele scoppia a piangere. E Simone con lui.

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