Accoltella uno sconosciuto a Milano, il padre da Conegliano: «Tenetelo in carcere, chiedo scusa»

Parla il padre di Lamin Saidilly, il 22enne arrestato per aver accoltellato un uomo davanti a un bar di Milano. Ex operaio Electrolux di Susegana, racconta il disagio del figlio e chiede che resti in carcere: «Chiedo scusa per mio figlio, un bene che sia stato preso»

Rossana Santolin
Il momento poco prima dell'aggressione
Il momento poco prima dell'aggressione

«È un bene che l’abbiano arrestato, almeno in carcere non potrà più far male a nessuno: ora mi auguro che lo tengano lì». Dal tono di voce di Doudou Saidilly, padre di Lamin, il ventiduenne che sabato mattina, senza apparente motivo, ha accoltellato uno sconosciuto davanti ad un bar di San Siro, a Milano, filtrano un misto di dolore e rassegnazione.

Ex operaio dell’Electrolux di Susegana, dove è stato a lungo rappresentante sindacale, non si dà pace. «Non riesco a spiegare cosa sia successo, chiedo scusa per quello che fa fatto mio figlio», dice al telefono. Il campanello del piccolo appartamento in via Manin a Conegliano dove la famiglia è tornata a gennaio dopo quasi un decennio di permanenza a Londra, suona a vuoto. Il modesto condominio a due passi dalla stazione ferroviaria è abitato ma si presenta con tutte le tapparelle abbassate: non fosse per i rettangolini con i nomi degli inquilini scritti a mano sembrerebbe deserto.

Non si vede nessuno, neanche i vecchi colleghi dello stabilimento di Susegana dove Doudou Saidilly ha lavorato fino a quando l’intera famiglia, padre madre e quattro figli, si è trasferita in Inghilterra. Sabato dopo l’agguato, la polizia ha perquisito l’abitazione senza tuttavia trovare nulla di rilevante ai fini dell’indagine. Stimato, rappresentante sindacale, dedito alla famiglia e al lavoro: dell’ex operaio di origine gambiana non si hanno che ricordi positivi.

Il disagio

Qualcosa però già allora angustiava Doudou. Ai colleghi, infatti non aveva nascosto l’apprensione per Lamin che fin da piccolo mostrava comportamenti aggressivi. C’è chi ipotizzava un disturbo schizofrenico mai diagnosticato e di cui né i servizi sociali né l’Ulss erano a conoscenza. Lo conferma lo stesso sindaco di Conegliano, Fabio Chies, che non ha trovato traccia di Lamin Saidilly tra le persone seguite dai servizi sociali o dalle cooperative che si occupano di disagio giovanile.

Una volante fuori dal condominio dove abita il padre
Una volante fuori dal condominio dove abita il padre

Eppure, in preadolescenza – erano gli anni delle medie alla Grava di Conegliano – le cose erano peggiorate quando il bambino, ormai ragazzo, aveva iniziato a frequentare «brutti giri», riferiscono ancora gli ex colleghi di Doudou. Dietro alla scelta di trasferirsi all’estero nel 2018 c’era la volontà di allontanarlo dalla città prima che commettesse guai.

«Aveva trovato lavoro come guardia giurata, era pronto a ripartire da zero», racconta lo storico delegato Rsu di Electrolux, Augustin Breda. Un piano che ha funzionato solo in parte. Lo stesso motivo che li aveva fatti partire, ad un decennio di distanza li ha fatti tornare nella Marca dove Doudou ha trovato un nuovo impiego come guardia giurata in un centro commerciale. Anche in Inghilterra quel ragazzo problematico non era riuscito a trovare il proprio posto nel mondo.

Le autorità stanno ancora eseguendo accertamenti sui trascorsi criminali del giovane. Nel novembre 2023 Lamin, allora diciannovenne, era stato arrestato nei sobborghi di Leeds dopo aver accoltellato un giovane all’esterno di un pub al culmine di un tentativo di rapina. In Italia, al contrario, risulta incensurato.

Sparito dopo un litigio

Un profilo ancora in parte da ricostruire, in cerca dell’origine di tanta furia e della totale assenza di pentimento per aver quasi ammazzato una persona mai vista prima. «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio», ha detto alle forze dell’ordine.

Esclusa la pista del fanatismo religioso, quella del disagio psichico rimane la più plausibile. Un disagio sottovalutato che è maturato anno dopo anno fino a rivelare un lato omicida. Una settimana fa Lamin aveva discusso per l’ennesima volta con il padre. «Abbiamo litigato e poi se ne andato», racconta. «Ho provato a contattarlo per telefono ma non ha mai risposto»

. Da Conegliano il ventiduenne ha raggiunto Milano dove le sue tracce si perdono in tre alloggi diversi. Per il resto deve aver dormito per strada, forse sospeso in uno stato delirante, fino a quando è comparso dal nulla, come un fantasma, davanti al bar “La Giada”. Nelle tasche dei «bigliettini motivazionali», hanno fatto sapere gli inquirenti che oggi lo interrogheranno nel carcere di San Vittore.

 

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