La Festa di operai e industriali «Non c’è lavoro senza impresa»

Per la prima volta Cgil, Cisl e Uil invitano alla cerimonia i rappresentanti delle associazioni datoriali Ma la sinistra sindacale si dissocia. Vardanega sul palco. Confcommercio: sì, ma senza protagonismi
Di Francesco Dal Mas
Guerretta Ponte Della Priula sciopero operai Zanussi Electrolux
Guerretta Ponte Della Priula sciopero operai Zanussi Electrolux

TREVISO. Uniti per il lavoro. Operai e “padroni”, commercianti e commesse, manovali e impresari, artigiani e loro collaboratori. È la prima volta che accade. La storia del Primo maggio è sempre stata “divisiva”. Quest’anno no. A Treviso, almeno, dove Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria, sarà invitato sul palco di Piazza dei Signori.

Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato anche l’adesione di Ance, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Coldiretti, Cia, Casartigiani, Confagricoltura, Confcooperative e Confesercenti. Un posto sul palco c’è pure per loro. E per il mondo del volontariato. Tanti hanno detto di sì, alcuni di “ni”. Qualche dissenso, invece, si registra nella sinistra sindacale, per esempio dalla Fiom di Susegana. Qualche timore anche da Maurizio Landini, il capo della Fiom. Ma Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha già detto che l’esempio di Treviso è da seguire nel resto d’Italia, dopo che i confederali e Confindustria hanno sottoscritto di fatto il patto per il lavoro e l’impresa.

Nella Marca, d’altra parte, non è la prima volta che Unindustria fa un passo avanti. E i sindacati pure. Verso, ad esempio, gli accordi territoriali. Giacomo Vendrame della Cgil, Franco Lorenzon della Cisl e Antonio Confortin della Uil, i segretari provinciali, anziché essere preoccupati dei possibili dissensi, sono fieri dell’intuizione. E di esserci arrivati per primi. «La Festa del lavoro di Treviso», spiegano, «è la naturale espressione di un lavoro che da anni portiamo avanti tutti assieme nell’interesse dei lavoratori e delle aziende: non esiste lavoro senza impresa e non esiste impresa senza lavoro. I ruoli rimangono distinti, ma gli obiettivi, oggi più che mai, sono comuni». La festa sarà caratterizzata da un forte richiamo alle necessità di «rilanciare quella fase espansiva senza la quale saremo destinati a ripartire solo la miseria».

Nella sola provincia di Treviso il 2012 si è chiuso con quasi ottomila lavoratori licenziati, con una media di 656 ingressi in mobilità al mese, una crisi aziendale al giorno e un livello di sofferenza elevato soprattutto nelle piccole imprese della Marca. Venticinquemila i disoccupati nel 2012, con un tasso di disoccupazione che si è attestato attorno al sette per cento. La scorsa settimana, in un incontro a Vittorio veneto con 200 imprenditori, il presidente Vardanega si è sentito confortare nella scelta del Primo maggio in piazza. «Sappi Alessandro, che il nostro nemico non è il sindacato», gli ha detto Fiore Piovasana, di Camel Group «noi e il sindacato abbiamo un nemico comune: la politica. Non tutta la politica, bensì quella inconcludente».

Anche Confcommercio provinciale saluta con favore la novità: «Abbiamo accettato di buon grado, di salire con i sindacati sul palco e di starcene in silenzio», spiega il presidente Guido Pomini. «In un momento come questo stare tutti assieme è un’iniziativa innovativa, senza dubbio unica in Italia. E lo stare in silenzio servirà a far capire quanto le cose stanno andando male, quanto la situazione è grave». «Ribadisco», sottolinea Pomini, «è un’iniziativa dei lavoratori: da parte delle associazioni di categoria è giusto scendere in piazza senza togliere la scena ai lavoratori. Siamo convinti che non esista l’impresa senza il lavoro e non esista lavoro senza impresa. Ma dobbiamo fare un passo indietro. In questa situazione non ci sono leader né prime donne, né inutili protagonismi. Una squadra vincente è fatta di bravi giocatori che non solo si impegnano ma sopratutto hanno la consapevolezza di essere sostituibili in ogni momento». Imsomma, piente prim’attori, tutti un passo indietro rispetto al sindacato.

Viatico del raduno unitario di domani sarà la riunione dei consigli direttivi nazionali di Cgil, Cisl e Uil quest’oggi: «La prima volta dopo cinque anni», come fa notare Bonanni. «D’altra parte», osservano Vendrame, Lorenzon e Confortin, « la crisi sta producendo effetti sul lavoro e sulla coesione sociale che possono diventare irreversibili. La disoccupazione aumenta ogni giorno, i redditi dei lavoratori e dei pensionati sono in calo e la povertà sta raggiungendo il nostro territorio come mai avvenuto prima d’ora».

Per Andrea Citron, presidente delle Acli (anche lui domani sarà in Piazza dei Signori), non ci sono dubbi: «Serve rispondere alle emergenze e, insieme, serve un diffuso sussulto di responsabilità e di coesione. La forza del lavoro per riconciliarsi con il futuro significa: usare meglio le risorse, fare meglio e diventare migliori, come persone e come società». Ma, insiste nella contestazione Augustin Breda, della Fiom Electrolux: «La Festa del primo maggio è dei lavoratori, non dei padroni». E su questo si apre un fronte tutto interno al sindacato. E alla sinistra.

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