Corpi legati alla riva della bellezza dalla memoria dei grandi maestri

L’impostazione teatrale c’è tutta: nell’impianto compositivo, nel disordine delle figure che appaiono e si celano, s’inseriscono e si spezzano. Scenografo per formazione (laureato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha collaborato con l’Arena di Verona e con la Rai), Stefano Reolon ha il barocco nel karma di talentuoso disegnatore che riversa in un rutilante pulsare di corpi assiepati su grandi tele. Corpi reali, normali, torniti oppure obesi, giovani o vecchi s’intromettono tra affioramenti di altri corpi che non conoscono pudore, né per le nudità esibite né per lo scompiglio della tecnica.
Strappi, inserti, brecce di carta si alternano a pitture incalzanti di volti e membra: un immaginario sospeso tra la realtà e le memorie iconografiche della storia dell’arte dove anatomie muscolose, carni generose, pose abbandonate erano abbinate a scenari sontuosi, mentre ora appaiono isolate, confinate entro il proprio strappo.
Memorie di Rubens e arie di Bach e molta contemporaneità in questo banco di anatomie. Ordinari oppure incantevoli i corpi sono come attori che incombono nell’immaginario e raccontano l’ambiguità di una consistenza illusoria, di pura eloquenza pittorica, resa più spiccata dal disegno che rileva i contorni e dal calpestio di colori sullo sfondo che sbalza l’immagine. Il conflitto tra vero e derivato iconico, tra realtà e pittura è un tema che affascina il presente artistico e i suoi tormenti. Ma Reolon non è sulla linea di Freud, non intreccia sguardo e talento sul vero antiestetico che entra come un tarlo nelle odissee della carne; volti, ritratti e anatomie non precipitano nel solco tra la miseria e la mistica delle verità nascoste sotto gli abiti.Racconta l’uomo contemporaneo: le sue relazioni, le sue paure, i suoi desideri, i suoi drammi.
A trarre in salvo i corpi è la memoria dei Maestri da Michelangelo a Rubens; la rete che li trattiene sulla riva della bellezza è la perenne meraviglia del vigore plastico e della sensualità dei grandi naturalisti.
Fino al 13 settembre, la Galleria Civica Cavour a Padova ospita una mostra di questo artista. curata da Barbara Codogno: sono esposte 20 opere recenti di Reolon sotto il titolo quanto mai significativo di “Incantocorpo”.
Strappi di carte che si ricompongono in collage e sovrapposizioni di brani d’immagini creano stratificazioni che sviano da una lettura organica, sconfinano dal bordo della tela, entrano nello spazio del riguardante che partecipa sia dell’inquietudine che dell’apoteosi di quei corpi, voyeur di una provocante ostentazione che mescola la passione per la storia della pittura con quella dell’intimità del reale. Dietro le quinte spunta anche il succulento bacino delle immagini mediatiche sul tema, tenuto a bada dal modo antico di bottega di prepararsi da sé i colori.
La mostra si visita giovedì e venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica anche dalle 10 alle 12. —
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