Volpago, maltratta e sequestra la moglie per anni: patteggia un anno e 10 mesi
Un 48enne residente a Volpago ha patteggiato un anno e 10 mesi per maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni. Secondo l'accusa avrebbe vessato la moglie per quasi dieci anni, anche davanti ai figli

Ha patteggiato la pena di un anno e dieci mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni personali. Protagonista un uomo di 48 anni di origini marocchine, residente a Volpago, finito a processo davanti ai giudici del collegio presieduto da Iuri De Biasi (a latere Alice Dal Molin e Mabel Manca).
L’uomo (difeso dall’avvocato Barbara Guolo) era accusato di aver maltrattato la moglie per una decina d’anni, dal 2016 all’anno scorso, quando il tribunale di Treviso emise la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna, madre dei suoi figli.
Il capo d’accusa parla di continue vessazioni messe in atto dall’imputato consistite in aggressioni fisiche, offese e umiliazioni.
Non solo. L’uomo avrebbe anche costantemente controllato il cellulare della moglie per gelosia, rinchiudendola in casa perché non uscisse. Come, ad esempio, nel maggio del 2025 quando impedì alla donna di andare a sbrigare delle pratiche burocratiche al Consolato marocchino di Verona, rinchiudendola all’interno di una stanza.
Un’azione che gli è valsa l’accusa di sequestro di persona. Una notte d’aprile del 2025, l’imputato minacciò la moglie di ucciderla con un coltello, tanto da costringerla a dormire nella stanza delle figlie.
Tutte accuse pesantissime con l’aggravante, contestata dal pubblico ministero Davide Romanelli, di aver compiuto i maltrattamenti davanti ai figli minorenni della coppia.
Il processo non è entrato nel vivo delle testimonianze. L’uomo, che ha la misura del divieto di avvicinamento alla moglie, con il braccialetto elettronico, s’era detto pentito e pronto a tornare assieme alla moglie e ai figli, che lo avevano nel frattempo perdonato. Ma, naturalmente, i giudici del collegio valuteranno attentamente la situazione prima di annullare la misura cautelare.
La stessa moglie, durante l’udienza di fine giugno, aveva detto in aula di aver perdonato il marito ed essere pronta, assieme ai figli, a riaccoglierlo in casa. Una dichiarazione di cui i giudici hanno tenuto conto.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Guolo, e il pubblico ministero, titolare del caso, hanno raggiunto un accordo per una patteggiamento ad una pena di un anno e dieci mesi che ieri mattina è stato ratificato dai giudici del collegio.
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