Vino adulterato: tre a processo

MANSUÈ
Secondo la Procura avrebbero aggiunto ai loro vini acidi allo scopo di elevare il grado alcolemico e nascondere difetti olfattivi, cercando poi di occultare il tutto annacquando i vasi vinari. Sono finiti alla sbarra con l’accusa di frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti alimentari non genuini,danneggiamento di cose sottoposte a sequestro i tre soci responsabili dell’azienda agricola Porta Friuli Srl: Vanni e Alessandro Pedron, 65 e 32 anni, e Patric Lorenzon, 40. Il fatto, che risale a novembre 2007, era emerso in occasione di una serie di controlli del Nas dopo che in diverse cantine d’Italia erano stati rilevati numerosi casi di sofisticazione. Secondo l’accusa i tre, nell’ambito dell’esercizio della loro attività commerciale di deposito, produzione e vendita di vini, avrebbero consegnato ai loro clienti prodotti diversi da quanto pattuito, utilizzando nella produzione dei vini, alcuni dei quali commercializzati come Doc e Igt diversi acidi,dal cloridrico al malico. Il gip, all’epoca, aveva disposto anche il sequestro di centinaia di ettolitri di vino, per un valore pari a circa 2 milioni di euro, salvo poi dissequestrarli otto mesi dopo. Troppo tardi: i titolari si erano ritrovati costretti a chiudere l’azienda e metterla in liquidazione. «L’azienda, sana, è stata costretta a chiudere dopo così tanti mesi di inattività - ha commentato l’avvocato difensore Stefano Zanchetta - l’accusa principale era di adulterazione di pinot grigio, qualità in cui era specializzata la società. Tuttavia le analisi chimiche avevano smentito le accuse, e portato al dissequestro. Sono però rimaste in piedi le altre imputazioni anche se fino ad ora non ci sono prove di presenza di acidi nei vini, sono solamente state trovate delle taniche all’interno di una cantina».
Il processo è stato aggiornato al 27 febbraio 2012.(s.g.)
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