Vidor, i cipressi della memoria sradicati per piantare Prosecco

Il Sentiero dei Cipressi di Vidor, che ricorda la Grande Guerra, sta lasciando il posto ai vigneti

VIDOR. I cipressi della memoria, che dagli anni Sessanta a Vidor ricamano il sentiero dal Col Castello al Col Carpenon non producono reddito. Sono testimoni silenziosi dei soldati che persero la vita sul vicino fronte del Piave nel corso della Grande Guerra, e sono stati piantati lassù, come tante vedette, per la loro forma slanciata che esprime solennità e sacralità. Testimoni silenziosi e, oggi, scomodi, perché il loro sta diventando terreno di conquista di un’altra pianta che di reddito, invece, ne produce in abbondanza: quella del Prosecco. Morale della favola: i produttori tagliano i cipressi per piantare Glera, la pianta del vino più venduto del momento.

La denuncia è di “Fare Rete”, coordinamento di associazioni locali (tra cui Da Ponte a Ponte, Salviamo il Paesaggio, Italia Nostra) che sta provando a tutelare il Sentiero dei Cipressi di Vidor scrivendo al Comune, ai Consorzi del Prosecco, persino agli Alpini. Perché nell’anno della grande Adunata delle penne nere sarebbe uno sfregio tagliare altri cipressi della memoria: «Le colline di Vidor presentano numerose trincee e resti di opere militari ben segnalati ai visitatori. Il paesaggio culturale non deve essere banalizzato né violentato dalle ruspe. Anche lo spirito di questi luoghi va tenuto vivo».

Sul tema sembra piuttosto tiepido il sindaco di Vidor, Albino Cordiali. Non si scandalizza che qualche suo concittadino voglia sacrificare i cipressi sull’altare del profitto. Perché quella su cui si snoda il sentiero, in fondo, è una proprietà privata: «E noi cosa dovremmo fare?», risponde il primo cittadino. «Siamo a conoscenza del problema e ne parleremo in giunta, ma i cipressi sono dei privati, così come i vigneti. Non possiamo ordinare a un cittadino di salvare una pianta al posto di un’altra, o di non produrre una determinata coltura. La valenza storica di quel luogo non si discute, cercheremo di incontrare i proprietari ma non sarà un passaggio facile. Bisogna avere pazienza». Il doppio filare di cipressi, che resisteva fino a qualche anno fa sulla cresta della Docg Prosecco, oggi è lungo non più di qualche metro. Di molti cipressi restano solo i ceppi.

Argomenti:prosecco

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso