Vertenza Electrolux, fronte comune tra sindacati e politica al Mimit: «Serve una svolta del Governo su energia e piano industriale»

Vertice al Ministero con il ministro Urso. Fim Cisl, Uilm e il Pd bocciano le proposte dell'azienda: a rischio anche il sito di Cerreto D'Esi e i reparti di Ricerca e Sviluppo. Stop immediato alle delocalizzazioni e trattativa rinviata a settembre.

Maurizio Cescon

Il tavolo di confronto per la vertenza Electrolux, allestito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e presieduto dal ministro Adolfo Urso, si chiude sotto il segno di un netto e condiviso clima di fermezza. A oltre due mesi e mezzo dall'inizio delle trattative, le parti sociali (Fim Cisl e Uilm) e l'opposizione politica convergono nel giudicare del tutto insufficienti le risposte giunte dal gruppo industriale, chiedendo all'esecutivo un intervento straordinario su politiche industriali, costi energetici e tutele dell'occupazione.

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A delineare l'impatto della crisi sui lavoratori sono innanzitutto i rappresentanti della Fim Cisl. Per Massimiliano Nobis, Segretario nazionale della sigla, la palla passa al Ministero: «Ci aspettiamo che gli impegni presi per il sostegno a questo settore si concretizzino, a partire dalla riduzione del costo energetico e dall'applicazione del CBAM in Europa. Tensione nei luoghi di lavoro ce n'è stata molta a causa del calo produttivo e degli esuberi annunciati. Finora abbiamo visto solo piccoli passi sui volumi: serve ben altro per garantire il mantenimento dei posti e la progettazione di prodotti a alto valore aggiunto».

A rincarare la dose è Giuliano Zignani, Segretario generale Fim Cisl, il quale ribadisce che ridurre la forza occupazionale del 40% non significa fare un'opera di efficientamento, bensì avviarsi a passi rapidi verso lo smantellamento industriale e la delocalizzazione.

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Dura anche la presa di posizione congiunta di Vera Buonomo (segretaria confederale Uil), Davide Sperti (segretario generale Uilm) e Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm responsabile del settore elettrodomestici). I dirigenti Uilm hanno sottolineato come l'eccessivo costo dell'energia e la rigidità delle normative europee richiedano un intervento pubblico immediato, specificando che non si può pensare di supplire alle mancanze di politica industriale con la fatica dei lavoratori nelle fabbriche.

I rappresentanti della Uilm hanno inoltre espresso forte preoccupazione per il fatto che le modifiche al piano non scongiurano la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi né saturano le altre fabbriche, denunciando il rischio di un ridimensionamento delle funzioni direzionali e di Ricerca e Sviluppo in Italia e chiedendo lo stop immediato a qualsiasi azione unilaterale di delocalizzazione.

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Sulla stessa linea di fermezza si attesta l'opposizione politica con la presenza di Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico e responsabile Giustizia del partito, che boccia senza appello l'atteggiamento della dirigenza.

«Ci aspettiamo molto di più di quanto visto finora. Le risposte sono insoddisfacenti e manca del tutto chiarezza su investimenti e futuro degli stabilimenti. Quella proposta non è un piano industriale, ma una dichiarazione di chiusura degli impianti e di dismissione di Electrolux in Italia. Per noi è del tutto inaccettabile e le ipotesi di licenziamento vanno ritirate subito. Il Governo deve far capire all'azienda che non si può chiudere in questo modo e fare proposte concrete, ad esempio sulle energie rinnovabili e sulla riduzione delle spese operative».

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Prospettive e tempistiche: decisivo il mese di settembre

Tutti i soggetti coinvolti confermano che il confronto è destinato a prolungarsi nel tempo. Il negoziato supererà la pausa estiva e ricomincerà nel mese di settembre, quando le parti sperano di registrare novità rilevanti in sede europea, in particolare sulla revisione del meccanismo CBAM e sull'inclusione degli elettrodomestici tra i settori strategici.

Come ribadito dai vertici sindacali, la trattativa si concluderà soltanto nel momento in cui ci saranno contenuti reali e solidi per poter firmare un accordo a tutela dei lavoratori e del tessuto industriale italiano.

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