Rive a rischio per le frane, la provincia ai Comuni: «Censite i casi critici»
A Valdobbiadene sono stati censiti circa 200 siti di dissesto, oltre la metà già messi in sicurezza. Il sindaco Luciano Fregonese: «Sono 85 i nostri siti più pericolosi, con cedimenti in itinere»

La capitale del “Valdobbiadene”, ovvero del Cartizze e del Prosecco Superiore, in piena espansione turistica, ha una preoccupazione che si trova costretta a coltivare: i 200 siti di smottamento nell’area dei ciglioni che possono trasformarsi in frane. Più della metà messi in sicurezza, ma sempre pronti a palesare la loro fragilità.
Il caso Valdobbiadene
Altri 85, invece, che sono “in itinere” e che riguardano soprattutto le Rive, sì anche quella a 100 euro a metro quadrato.
La Provincia ha chiesto ai Comuni di censire le frane più pericolose, sulle quali intervenire con la massima urgenza.
In via preventiva. Luciano Fregonese, il sindaco di Valdobbiadene, che di professione fa l’ingegnere esperto nella manutenzione del territorio urbano, ne ha fatte contare poco meno di 90. «Ci auguriamo che la Regione, attraverso la Provincia, materializzi quei fondi di cui aveva fatto intendere attraverso un bando specifico» incrocia le dita.
«Aspettiamo i fondi»
L’ultimo movimento franoso lo ha sistemato a all’incrocio tra la strada provinciale 36, al confine tra Guia e Combai, e quella del Madean, che sale a Malga Budui e, da una parte, verso Pianezze, dall’altra in direzione del rifugio Posa Puner. Altri due cantieri sono in essere lungo i tornanti che portano a Pianezze, arrampicandosi da San Floriano.
E lungo il muro di sostegno del nastro d’asfalto che sale verso questo balcone panoramico sulla città, c’è un muro che per una quarantina di metri si sta fragilizzando; altro intervento anche qui. Ma c’è da perdersi zigzagando tra i cedimenti di versanti del recente passato e quelli censiti come a rischio se si moltiplicheranno i rovesci temporaleschi.
Aree monitorate
La scarpata al km 7 della sp 36 a Guia è stata consolidata l’anno scorso, ma la Provincia la tiene sott’occhio con particolare apprensione; ancor di più, per la verità, quella vicino, poco più avanti, lungo il tratto di strada verso Combai. Siamo a Guia e in questo caratteristico borgo una frana significativa di versante è intervenuta nel maggio 2024 sul torrente Raboso. È stata messa in sicurezza con intervento regionale di somma urgenza.
Ma il Raboso resta sempre “rabbioso”, con le piogge di questi tempi. E ancora a Guia, sono ben note le fragilità di via Cal del Grot. Due anni fa altre frane a Saccol, mentre movimenti di dissesto si sono verificati – e potrebbero ripetersi – nelle borgate di San Vito, San Giovanni, Fasol e Menin. Si diceva di Saccol; ancora nel 2019 si è verificato lo smottamento di Strada Piander a Saccol. Tutto sistemato, ma sempre attenzionato.
A San Pietro di Barbozza, tanti ricordano ancora il cedimento di un tratto del muro di sottoscarpa in Via Roccat e Ferrari, nel 2020. E si tratta soltanto siti pubblici. Più numerosi sono quelli privati, che insistono sui versanti coltivati a vigneto. Con alcune angoli di riva già abbandonati.
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