Ventenne palpeggiata all’autostazione di Treviso: trenta mesi all’aggressore

L’uomo era ubriaco: costrinse la ragazza a subire molestie davanti al bar. Il giorno dopo la giovane si presentò in questura con i genitori per la denuncia

Marco Filippi
Una pattuglia della squadra volante della questura nel piazzale della stazione delle corriere ex Siamic già teatro di numerose violenze
Una pattuglia della squadra volante della questura nel piazzale della stazione delle corriere ex Siamic già teatro di numerose violenze

Molestò e palpeggiò una disabile di vent’anni in Lungosile Mattei, all’esterno del bar della stazione delle corriere. Per quei fatti, i giudici del collegio, presieduto da Umberto Donà, martedì pomeriggio, hanno condannato il tunisino Skandar Lajdal, 26 anni, senza fissa dimora, (difeso dall’avvocato Paolo Bottoli), alla pena di due anni e sei mesi di reclusione.

La violenza

I fatti risalgono al 28 aprile del 2025. Quel giorno sul Lungosile Mattei, da qualche minuto, un tunisino, in evidente stato d’ebbrezza, stava infastidendo i passanti. Ad un certo punto, proprio davanti al bar “Siamic” mentre stava andando alla stazione, per andare a prendere l’autobus che l’avrebbe portata a casa, una ragazza di 20 anni, residente in un paese dell’hinterland di Treviso, viene bloccata dal magrebino con una scusa.

La giovane, che soffre di una particolare sindrome, spaventata, cerca di affrettare il passo ma si vede la strada bloccata dal tunisino che, con un gesto repentino, tenta di baciarla. La ragazza cerca di divincolarsi ma il tunisino insiste, le mette un braccio intorno al collo, e la bacia sulle labbra. Nonostante la ventenne cerchi di allontanarlo, il magrebino non retrocede e allunga le mani nelle sue parti intime. La giovane, allora, rifila due schiaffi al nordafricano e riesce a scappare verso la stazione delle corriere.

La denuncia

In lacrime, poi, la giovane racconterà ai genitori la brutta avventura vissuta a due passi dal centro storico, in una zona che è stato da tempo ormai e teatro di furti e aggressioni di ogni tipo. I genitori, all’indomani, si presentano negli uffici della questura, assieme alla figlia, e denunciano il fatto increscioso.

Scattano così le indagini. Gli agenti acquisiscono le immagini del sistema di video-sorveglianza di una zona sorvegliatissima come la stazione delle corriere e in poco tempo riescono a dare un volto e un nome del molestatore. Si tratta di Skandar Lajdal, un tunisino già noto alle forze dell’ordine. Pochi giorni dopo, l’uomo viene rintracciato, non lontano dall’incrocio tra via Roma e il Lungosile Mattei, teatro dell’aggressione.

L’inchiesta

Scatta quindi l’inchiesta della procura della Repubblica di Treviso, coordinata dal pubblico ministero Anna Ortica, che nel giro di pochi mesi, chiude l’indagine e chiede il giudizio immediato nei confronti del tunisino per violenza sessuale. Ieri pomeriggio la sentenza.

I giudici del collegio presieduto da Donà (a latere Alberto Fraccalvieri e Carlotta Brusegan) hanno riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche per la scelta processuale della difesa che ha acconsentito l’acquisizione degli atti, evitando così di sentire i testimoni, tra i quali la stessa ragazza, che non si è costituita parte civile nel processo. All’udienza non era presente l’imputato che non ha mai voluto presenziare al processo, nemmeno per difendersi.

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