Velo e Rossini restano ai domiciliari

Per il gip c’è il pericolo che reiterino il reato. Nel memoriale dell’ad di Cmr gli intrecci economico-sentimentali con Velo

 

Pericolo di reiterazione del reato. Con questa motivazione il gip di Bassano Margherita Brunello ha confermato ieri pomeriggio la misura degli arresti domiciliari per gli industriali trevigiani Loretta Velo e Marco Rossini, rispettivamente amministratore delegato di Velo Group e di Cmr Industry, accusati di aver usato fatture false finalizzate a una frode fiscale da 10 milioni di euro.

«Potrebbero farlo ancora». Per Rossini il giudice fa riferimento alla sua reiterata condotta di utilizzo di documenti fasulli: in Velo prima, in Cmr poi. Attività, sottolinea il magistrato, prolungata nel tempo. E il gip entra nel merito sostenendo che il giro di denaro è servito a «farsi procurare quattro aziende». Per Loretta Velo, invece, il giudice contesta il fatto che non è intervenuta alcuna dissociazione dalle operazioni funzionali a procurare vantaggi all’impresa di cui era ed è socia. La conferma dei domiciliari potrebbe però essere riveduta nelle prossime ore dal gip di Treviso, competente territorialmente dopo la trasmissione degli atti dalla Procura bassanese a quella di via Verdi. Nell’attesa gli avvocati difensori, Valentino Paternostro e Stefania Bertoldi per Velo, Paolo De Girolami per Rossini hanno annunciato ricorso al Riesame.

Il memoriale di Rossini. Al tribunale della Libertà verranno sottoposte le memorie difensive delle parti. «Il meccanismo delle false fatture consentiva a Velo di presentare agli istituti di credito fatturati più elevati», sostiene Rossini nel memoriale. Il motivo del ricorso alle cartiere da parte dell’azienda di Altivole sarebbe tutto qui: non tanto (o non solo) l’evasione fiscale, quanto piuttosto ottenere il pieno sostegno delle banche di fronte a un problema di liquidità. Quella del giovane e rampante imprenditore di Nervesa è una ricostruzione minuziosa degli anni in Velo e dei suoi rapporti, economici e sentimentali, con la famiglia di Altivole.

La memoria dell’industriale trevigiano si apre con una confessione totale. Rossini non respinge l’accusa della Guardia di Finanza, di aver usato fatture false . Anzi, il giovane bocconiano apre la sua memoria ammettendo gli addebiti. Ma, con riferimento al periodo al timone di Velo, precisa che agiva con l’appoggio del consiglio di amministrazione di cui facevano parte l’allora fidanzata Loretta Velo e il padre di lei Antonio. Rossini dice di più: sostiene che l’uso di fatture «di comodo» preesisteva al suo incarico di amministratore delegato. In altre parole lui si sarebbe limitato a perpetuare il meccanismo.

Rossini dà dunque una spiegazione all’uso di fatture false che non è quella dell’evasione fiscale: lo scopo, sostiene, era quella di mantenere l’appoggio delle banche.

La società presentava, secondo Rossini, un fatturato non adeguato all’indebitamento conseguito e quindi l’uso di fatture fasulle era finalizzato a far figurare fatturati più cospicui alle banche.

Rossini sostiene poi che la rottura della relazione con Loretta Velo ha influito sulla sua uscita dalla società. E afferma che a ridosso del matrimonio con la nuova compagna, avvenuto il 7 maggio dello scorso anno, la società Velo gli contestò ammanchi di denaro, somme che lui avrebbe dovuto restituire per un totale di un milione 500 mila euro. Lui accetta «per non turbare la tranquillità» della nuova moglie che peraltro aspettava un figlio. E accetta, dice, anche per le pesanti pressioni ricevute da Luca Bacchiega (titolare di un’azienda di riscossione di crediti, ndr). Si impegna così a trarre sul conto della Cmr una serie di assegni che vengono dati in garanzia.

Successivamente, di fronte all’impossibilità di onorare quei titoli come azienda, si impegna come persona fisica. Nel novembre 2011 viene conclusa una transazione tra Velo e Rossini. Quest’ultimo si impegna a restituire alla società di Altivole la somma di 800 mila euro a fronte di quella contestata di 1 milione e mezzo.

Ma a che titolo Rossini giustifica tale consegna di denaro? Il riferimento è a una lettera che porta la data del 2 novembre e che accompagna la transazione. In essa si fa riferimento al blitz azienda della Guardia di Finanza e al fatto che Velo contesta al giovane imprenditore i danni, anche futuri, relativi alla cattiva gestione della società di cui lui si sarebbe reso responsabile con scelte improvvide sul piano commerciale. Velo contesta in particolare a Rossini la stipula di contratti con Ziggiotto e Tmd (le cartiere, ndr); contratti ritenuti dannosi per l’attività commerciale dell’azienda. Per Rossini questa transazione dimostra i movimenti di denaro connessi all’uso di fatture false:Velo voleva tornare in possesso dei soldi usciti per pagare false fatture e mai più tornati nelle sue casse perché sottratti da qualcuno.

La verità di Velo. La ricostruzione di Rossini è contestata da Velo secondo cui le fatture false non sono mai state usate prima del suo arrivo; il cda della società non era a conoscenza del sistema, l’azienda non aveva alcun bisogno di gonfiare i fatturati con le banche.

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