Vania è morta davanti alla mamma, accertamenti per scoprire le cause

Vettorazzo, 21 enne di Preganziol, era in palestra quando si è sentita male. Tra le prime ipotesi quella di un’embolia polmonare

Savina Trevisiol
Vania Vettorazzo
Vania Vettorazzo

Sarà necessario attendere la conclusione degli accertamenti sanitari prima di fissare la data delle esequie di Vania Vettorazzo, residente a Preganziol, la studentessa universitaria di 21 anni colpita da un malore rivelatosi fatale mentre si trovava alla palestra Bamboo di Dosson di Casier, martedì, inseme alla madre.

I medici hanno disposto un riscontro diagnostico, autorizzato dalla famiglia, con l’obiettivo di chiarire le cause di quanto accaduto; si tratta di un esame di natura esclusivamente sanitaria, necessario anche per il rilascio del nulla osta ai funerali, che saranno quindi fissati solo al termine degli accertamenti.

Il riscontro servirà ad approfondire alcune valutazioni cliniche emerse nelle ore successive all’episodio e, come riferito dal fratello Matteo, al momento non vi sono certezze: «Ci hanno spiegato che non c’è ancora una causa certa e che bisognerà attendere l’esito degli esami, anche se tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di una possibile embolia polmonare».

Nell’ambito delle prime valutazioni, aggiunge, è stato indicato anche un possibile collegamento con l’assunzione di farmaci: «Ci è stato detto che potrebbe trattarsi anche di una reazione legata a medicinali, tra cui la pillola anticoncezionale, ma sempre come un’ipotesi che dovrà essere verificata». La tragedia risale al primo pomeriggio di martedì, quando intorno alle 13 Vania si trovava in palestra per una lezione di pilates, un’attività che praticava regolarmente e che faceva parte della sua routine settimanale, senza averle mai creato problemi; in sala era presente anche la madre, che stava seguendo il corso insieme a lei.

A ricostruire quei momenti è il titolare della palestra, Gabriele Galigani: «La madre era accanto a Vania fin dall’inizio della lezione e ha potuto starle vicino per tutto il tempo, mentre la situazione cambiava». Durante l’attività la giovane ha iniziato ad avvertire una forte difficoltà respiratoria, ma è rimasta cosciente fino all’arrivo dell’ambulanza, consentendo allo staff di intervenire e di attivare tempestivamente i soccorsi; come spiega lo stesso Galigani, «per chi lavora in palestra è stato un momento molto difficile, perché nessuno si aspetta che una lezione normale possa trasformarsi improvvisamente in una situazione così seria».

I sanitari, arrivati nel giro di pochi minuti, hanno disposto il trasferimento all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove la situazione è progressivamente peggiorata e la giovane è stata immediatamente presa in carico dal personale sanitario che ha tentato di rianimarla per due ore purtroppo inutilmente; i familiari hanno atteso notizie per ore, fino alla comunicazione arrivata nel corso del pomeriggio.

Vania viveva a Preganziol con i genitori, Sara, operatrice socio-sanitaria, e Francesco, operatore ecologico impiegato in Contarina e con il fratello Matteo. Studentessa di Statistica all’Università di Padova, era prossima alla conclusione del percorso accademico. La giovane era in possesso di un certificato di idoneità sportiva: era un’atleta con trascorsi nell’atletica leggera. Ma non solo. Per diversi anni era stata animatrice ai centri estivi della società Stilelibero. Una ragazza generosa e aperta, insomma, che resterà nel ricordo di tanti. 

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