Una coppia riservata Sofija fa l’interprete Daniel era manager

Vivevano nella villa sequestrata alla scoperta del suicidio I vicini di casa: «Non hanno mai dato confidenza»
DeMarchi Maser Forcella Mostaccin ricerca della donna scomparsa
DeMarchi Maser Forcella Mostaccin ricerca della donna scomparsa
MASER. Convivevano da tempo Daniel Pascal Albanese e Sofija Melnyk. Lui, 50 anni, nato a Modane in Francia ma di cittadinanza italiana e diploma di istituto tecnico per l’industria, cappelli neri e corti era arrivato da parecchi anni a Cornuda. Lei ucraina di Kiev, una cascata di capelli biondi che prima di arrivare a Cornuda nel 2010, in quella villetta di via Jona 15, era vissuta a Pederobba. Lui era responsabile d’azienda, tornato a Cornuda con la famiglia nel 1980, quando il papà Angelo era rientrato in paese dalla Francia, ma sembra che da un po’di tempo Daniel Pascal fosse a casa. Lei fa l’interprete, ma un po’ anche badante come tante sue connazionali, soprattutto a Montebelluna. Lei già coniugata, lui no. Di lui si sa cosa sia accaduto: lo hanno trovato senza vita domenica sera, impiccato nella sua abitazione, quanto a lei l’hanno cercata per tutta la giornata di ieri, finché c’è stata luce, poi hanno sospeso le ricerche. In via Jona, al civico 15, la luce esterna è accesa, ai cancelli e al portoncino d’ingresso il documento di sequestro penale su disposizione della Procura di Treviso, provvedimento deciso ancora domenica notte, dopo la scoperta del corpo senza vita di lui. Evidentemente al magistrato qualcosa ha fatto capire che non si trattava di un semplice suicidio, un suicidio come tutti gli altri, ma doveva esserci qualcosa di poco chiaro sotto, anche se nessun dubbio sembra esserci sul fatto che Albanese Pascal Daniel si sia tolto la vita. Domenica sera gli inquirenti sono rimasti a lungo in quella villetta, l’hanno passata al setaccio, alla fine, dopo aver fatto portare via il corpo, hanno messo i sigilli all’abitazione. Via Jona è una stradina stretta, una laterale della strada che porta da Cornuda a Maser, con case su entrambi i lati, ma con i due inquilini del civico 15 a quanto pare c’erano ben pochi rapporti, conducevano una vita appartata. La villetta dove abitavano è a metà strada, sotto un porticato c’è l’auto di lui: una Golf nera che ha parecchi anni di vita. Quella della donna, una Renault nera, è stata invece trovata parcheggiata a Maser, ai piedi della strada che si inerpica su per Forcella Mostaccin. Sul campanello di casa i cognomi di tutti e due con le iniziali del nome: Albanese P. e Melnyk S. Vivevano lì dal 2010, dopo aver acquistato la casetta dell’ex organista del paese e averla sistemata. Una villetta in ordine, all’esterno della quale tutto è regolare: la macchina pulitissima sotto il porticato, i vasi con le piante distribuiti su una scaffalatura, la cassetta della posta in stile, dove spuntano solo alcuni dépliant pubblicitari. È diventata ora la villetta dei misteri. Di Albanese e Sofija sanno ben poco in paese: li vedevano ogni tanto entrare e uscire ma nulla di più, non frequentavano il paese, non partecipavano alle varie iniziative che si svolgevano, insomma non erano inseriti nella vita della comunità. «Posso dire che di via Jona conosco tutti i residenti numero civico per numero civico, conosco i nomi di tutte le famiglie, anche quelle straniere», dice il sindaco Claudio Sartor, «loro due invece non li conoscevo proprio, non li avevo mai visti e da quanto ho sentito da chi abita lungo quella via nemmeno gli altri residenti sapevano qualcosa di loro, erano per me degli sconosciuti, con cui non avevo mai avuto rapporti».
(e.f.)


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