«Un regalo ai cavatori per estrarre più ghiaia»
CROCETTA. «Fare le casse d’espansione a Ciano invece che a Ponte di Piave porta argomenti a favore di chi ci vede dietro gli interessi dei cavatori, visto che la Regione giustifica questa localizzazione con il fatto che i lavori qui premettano di apportare più ghiaia da vendere per finanziare l’opera»: questa è l’opinione che esprime tra le righe di un suo comunicato il Cirf (Centro italiano per la riqualificazione fluviale) un’associazione culturale fondata nel luglio 1999 da un gruppo di tecnici di diversa estrazione per favorire la diffusione della cultura della riqualificazione fluviale e della gestione sostenibile dei corsi d’acqua.
«La realizzazione delle casse di espansione alle grave di Ciano comporta la distruzione irrimediabile di centinaia di ettari di habitat prioritari all’interno di un Sito Natura 2000. Ci vogliono forti motivazioni per sostenere una simile distruzione. Motivazioni che non si vedono visto che il piano stralcio approvato nel 2009 individua come prioritario un altro sito, per molte ottime ragioni, e mai è stata data spiegazione per questo cambio di rotta. L’unica motivazione comprensibile è che a Ponte di Piave la cassa può essere realizzata con minimi movimenti terra, mentre alle grave di Ciano occorre prelevare 20 milioni di metri cubi di ottima sabbia e ghiaia lavate da immettere nell’industria edilizia, con la vendita della quale la Regione intende finanziare l’opera», attaccano i tecnici.
Siamo, sottolineano, «nella regione che detiene uno dei maggiori tassi di consumo di suolo (12,4% contro la media nazionale del 7,6%, dati 2018 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) lo alimenta anche attraverso le opere volte alla riduzione della pericolosità», proseguono dal CIRF proponendo una soluzione: «Si torni ad aggiornare il Piano stralcio, con avanzate strategie di controllo fluviale e coinvolgendo le popolazioni rivierasche, perché è nato da studi di vent’anni anni fa e non tiene conto degli effetti del cambiamento climatico che potrebbero rendere inefficace la costosa opera», concludono i tecnici del Cirf. —
Gino Zangrando
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