Processo “aea vecia”, lavori infiniti e città al buio: al rogo a Siora Pièbagnai

Treviso si è ritrovata a Ponte Dante per il tradizionale appuntamento di metà Quaresima. Tra risate e bordate pungenti all’amministrazione ecco il responso di quest’anno 

Andrea Dossi
La vecia sul Sile dopo il processo
La vecia sul Sile dopo il processo

Tra le fiamme di Ponte Dante bruciano i mali della città con le acque del Sile che tornano a riflettere i bagliori del rogo a cui è stata condannata la vecia.

Questa sera la città si è ritrovata a Ponte Dante per l’appuntamento più atteso della metà quaresima: il processo aea vecia. Quest’anno, a finire sul banco degli imputati con l’accusa di aver incarnato ogni criticità del capoluogo, è stata la Contessina Marinella Corsalonga (sensa calsetti), meglio nota come Siora Pièbagnai.

Il processo aea vecia
Il processo aea vecia

Per gli amici, il sindaco Mario Conte. Sotto la guida della presidente del Gruppo Folkloristico Trevigiano, Tatiana Pellizzer, la corte ha messo in scena il classico dibattito capace di trasformare il disagio urbano in satira pungente. Il magistrato Saltabusseoea Tarquinio (interpretato da Maurizio Meneguz) non ha fatto sconti, coadiuvato dal cancelliere Lino Pao (Paolo Rizzo) e incalzato dalle bordate dell’accusa sostenuta da Checca Busona. A difendere l’indifendibile ci ha provato l’avvocato Ildebrando Ugone Imega, interpretato da Renato Pasqualin, con arringhe che hanno strappato più di una risata alla folla presente.

A Ponte Dante brucia la “vecia”: processo e rogo della tradizione

I capi d’accusa sono stati un lungo elenco di nervi scoperti della città. Si è partiti dal parcheggio di piazza Vittoria, un progetto fermo al 2010 a cui la vecia ha ora rinunciato per sfinimento. Non è mancata l’ironia sui lavori infiniti e sul sottopasso della stazione spesso allagato, che impedirebbe alla Contessina persino di bagnarsi i piedi. Anche la modernità è finita sotto processo: dalle rotonde gestite dall’intelligenza artificiale, accusata di privare i cittadini del buonsenso, fino alla scomparsa della cucina tradizionale fatta di sopa coada e risi e bisi, a favore di un più pretenzioso e costoso stile gourmet. E poi è stato il momento dedicato alle botteghe storiche che chiudono, sostituite da nuovi supermercati sulla strada ovest, e alla trasformazione delle campagne in distese di capannoni.

I trevigiani a Ponte Dante b
I trevigiani a Ponte Dante b

La Siora Pièbagnai è stata ritenuta colpevole di aver lasciato la città al buio, costringendo i commercianti a tenere le luci accese per fare sicurezza a proprie spese. Nonostante i tentativi dell’avvocato di dipingerla come una “vecia premurosa”, il verdetto è stato unanime: colpevole. Al termine del dibattimento, scortata dall’usciere Nane Brosa e dalle note della fisarmonica di Michele Portello, la vecia è stata consegnata alle fiamme.

Il rogo, gestito come sempre dai sommozzatori, ha illuminato la notte trevigiana, portando con sé, almeno simbolicamente, le lamentele sui prezzi alle stelle e le ronde nei quartieri. Treviso si è risvegliata oggi più leggera, purificata dal fuoco e pronta a guardare avanti, in attesa che i “lavori che no i fenise mai” possano, prima o poi, vedere la parola fine.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso