Turboragazzi e vicini, la battaglia continua. Il gestore: «Non mi fermo»
I residenti avevano presentato un esposto contro il locale per il volume. Il Tar ha imposto la chiusura del plateatico alle ore 22

Il titolare dei Turboragazzi di Treviso, Niccolò Moro, non ha alcuna intenzione di fermarsi. Dopo la sentenza del Tar di lunedì 2 marzo che ha imposto al plateatico del locale di via Campana la chiusura alle 22, Moro annuncia che valuterà nuove azioni legali e che continuerà a combattere quella che considera una decisione sproporzionata. «C’è una grande confusione – afferma – e io non ho intenzione di arrendermi».
Il dibattito
Moro parla a poche ore dal pronunciamento che ha dato ragione ai residenti, riaccendendo il dibattito sulla movida nel centro storico di Treviso. La vicenda nasce nel 2022 dopo i rilievi di Arpav che avevano accertato il superamento dei limiti acustici. Nonostante diffide, interventi e successive modifiche agli orari concessi dal Comune (prima fino alle 22, poi alle 23), i controlli hanno continuato a segnalare criticità.
Nel dicembre scorso un nuovo accertamento ha confermato l’inquinamento acustico, portando il Tar a bocciare sia il locale sia il Comune per aver concesso deroghe senza dati oggettivi che dimostrassero il rientro nei limiti di legge.
Secondo i giudici, la tutela della salute e della quiete pubblica prevale sull’interesse economico dell’attività: «La contestazione nasce da un solo residente, a fronte di quindici persone del vicinato che hanno firmato dichiarazioni in cui attestano di non aver subito alcun disturbo- sottolinea Moro. Conservo le loro dichiarazioni firmate da un anno, dimostrano che il locale non ha recato problemi al riposo degli altri».
Il ruolo di Arpav e i decibel
Le relazioni di Arpav, richiamate anche nella sentenza del Tar, evidenzierebbero che l’unico parametro non rispettato riguarda il differenziale di rumore con le finestre aperte del locale, superiore di circa 3 decibel rispetto al limite consentito. Il valore assoluto di emissione, invece, sarebbe rimasto entro i limiti di legge.
«Possiamo discutere per ore su quei 3 decibel, ma non voglio andare oltre. Non siamo una discoteca, chiudiamo a mezzanotte tutti i giorni, anche nei week-end». Moro rivendica la natura del suo locale e respinge l’idea che possa essere equiparato a realtà notturne ben più impattanti. La vicenda rischia di creare un precedente pericoloso: «Se basta che un residente protesti, qualsiasi attività può trovarsi in difficoltà». Un timore che, nelle ultime ore, si è diffuso anche tra altri esercenti del centro.
La vicinanza
Il titolare parla anche della solidarietà ricevuta in questi giorni dai clienti, sia al bancone che sulla rete. E ricorda anche la quindicina di firme dei residenti che già un anno fa dichiaravano di non sentire troppo rumore.
«Mi fa piacere vedere tanta vicinanza, significa che qualcosa di buono l’ho fatto». Messaggi che rafforzano la volontà di andare avanti. Ci sarà un nuovo confronto con Ca’ Sugana in vista? Nel frattempo, resta l’obbligo di adeguarsi alla chiusura anticipata del plateatico, con ripercussioni sull’organizzazione e sugli incassi. La sentenza, però, riapre una questione più ampia, quella dell’equilibrio tra la tutela della salute e la salvaguardia delle attività economiche. «Continuerò a lottare», ribadisce Moro. —
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