Vittorio Veneto, il veterano alpino lascia l'Ana: «Il cappello non si dà a chi non è stato alpino»
Umberto Casagrande Cosmo rinuncia alla tessera Ana dopo la consegna del cappello a 180 volontari olimpici a Verona. Il presidente Favero replica: «È il segno e il significato del cappello»

Passa anche da Vittorio Veneto la protesta contro i vertici dell’Associazione Ana per la consegna del cappello alpino, sabato scorso a Verona, a 180 volontari che hanno prestato servizio alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi per conto della stessa Ana.
Umberto Casagrande Cosmo, storica penna nera della città (è stato sottotenente), ha scritto una amara lettera aperta al presidente nazionale Sebastiano Favero, con la quale gli comunica che «dopo decenni di appartenenza all’Ana, vissuti con orgoglio, convinzione e rispetto, ho deciso che in futuro non rinnoverò più la mia iscrizione all’Associazione Nazionale Alpini».
Cosmo confessa che «non è una decisione presa d’impulso, né tantomeno a cuor leggero. È una scelta maturata nel tempo, sofferta, ponderata, e resa inevitabile da un disagio che da troppo tempo porto dentro.
Da troppo tempo, a mio giudizio, l’Ana non è più quella di cui ho fatto parte con fierezza. Non è più, o almeno non abbastanza, la vera rappresentante degli Alpini. Un’associazione d’arma dovrebbe custodire con rigore la propria identità, i propri simboli, il rispetto dovuto a chi ha servito realmente sotto quel cappello.
Quando invece questa identità si annacqua, quando i simboli vengono concessi con leggerezza, quando il senso profondo dell’appartenenza viene confuso con logiche estranee alla nostra storia, allora qualcosa si rompe». Ma la motivazione dello strappo è recente.
«La scelta di concedere il cappello alpino a chi alpino non è mai stato rappresenta, per me, un punto non più oltrepassabile. Non perché altri non possano collaborare con gli alpini, sostenerli o camminare al loro fianco. Collaborare con gli alpini non significa essere alpini, e non può dare diritto a indossarne il simbolo più alto, più identitario, più sacro». E poi un appello. «Credo che sia giunto il tempo di interrogarci se questa Ana rappresenti ancora davvero gli alpini, o se invece stia diventando altro, per altri fini».
La risposta del presidente Favero non si è fatta attendere. «Voglio ricordare che quando eravamo sotto naja il cappello alpino, dopo due giorni ci veniva consegnato, e quindi questo è il segno, il senso e il significato. Diversa sarà la valutazione se avranno tutti i titoli previsti dall'articolo 4 del nostro Statuto per poter anche diventare soci attivi. In prospettiva, visto anche quello che ha detto la presidente del Consiglio, questa è un'esperienza importante, estremamente positiva e da consolidare».
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