Caso Dal Negro, i senza fissa dimora ospitati in hotel

Un imprenditore anonimo pagherà una settimana in una struttura dove 11 pakistani potranno dormire e lavarsi. Mirella Tuzzato: «questione di dignità»

Lorenza Raffaello
I giacigli dei senza fissa dimora davanti la chiesa di San Vito prima di essere trasferiti
I giacigli dei senza fissa dimora davanti la chiesa di San Vito prima di essere trasferiti

Un imprenditore trevigiano, che desidera rimanere anonimo, pagherà una settimana di albergo ai senza fissa dimora sgomberati dal parcheggio Dal Negro giovedì scorso e che hanno trascorso le ultime notti in via Municipio. Oggi, martedì 21 aprile, intorno alle 13 i migranti che nel frattempo si erano spostati sotto il portico della chiesa di San Vito, sono stati invitati a raccogliere le loro cose per essere trasferiti in una struttura ancora riservata.

 

L’iniziativa benefica si è potuta realizzare grazie alla rete di Mirella Tuzzato e dell’associazione “Veneti schiacciati dalla crisi”. L’imprenditore ha contattato Tuzzato chiedendole di organizzare il trasferimento degli 11 ragazzi pakistani attualmente rimasti fuori dai Cas verso un albergo del Trevigiano. «L’imprenditore mi ha contatto questa mattina», racconta la donna, «dicendomi che si rendeva disponibile a pagare una settimana di albergo ai poveretti rimasti per strada».

 

L’uomo avrebbe pronunciato poche parole: «Si tratta di una goccia nell’oceano,vorrei riuscire a  restituire un po’ di dignità a quelle persone che in questi giorni l’hanno persa. Non ne potevo più di vederli versare in quelle condizioni». L’imprenditore avrebbe preferito rimanere anonimo perché il suo nome non venisse tacciato di protagonismo.

 

Tuzzato si è presa immediatamente cura dei pakistani senza fissa dimora: «Li abbiamo portati a pranzo ed è stato belli vederli mangiare un bel piatto di pasta», continua nel racconto, «poi penseremo ai vestiti. Dal Banco solidale prenderemo abbigliamento pulito e calzini nuovi, la dignità passa anche da quello. Mi rendo disponibile io in prima persona ad accompagnarli al lavoro».

 

Tuzzato in chiusura si lascia andare ad un affondo: «Qui la politica non c’entra nulla. Qui si parla di solidarietà e dignità umana, di aiutare chi è in difficoltà e null’altro».

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