«Suo figlio arrestato»: finto maresciallo deruba una 86enne

E’ successo in viale Oberdan a Treviso, il truffatore ha detto all’anziana di consegnare i gioielli a un perito. Il bottino: mezzo chilo d’oro, quattro diamanti e denaro

Federico Cipolla
La truffa è stata messa a segno vicino a porta Calvi
La truffa è stata messa a segno vicino a porta Calvi

La telefonata del finto carabiniere, la rapina messa a segno con l’auto del marito, gli ori da mettere in un panno e consegnare al perito. Il copione è scritto, e anche questa volta è andato a segno. Vittima una 86enne, residente in viale Oberdan, che con la truffa del finto carabinieri si è vista sottrarre 2.750 euro, mezzo chilo di oro e altri gioielli. Martedì attorno alle 13 la donna è stata raggiunta da una telefonata al fisso.

Dall’altra parte della cornetta il maresciallo Stefano Borghi, che ha riferito di una rapina ad un gioielliere eseguita da una banda al volante dell’auto del marito. «Ma mio marito è morto», ha subito risposto la donna. A quel punto il finto carabiniere ha rincarato la dose: «Suo figlio ora è con il magistrato. Dobbiamo confrontare i gioielli rubati con quelli che ha in casa». L’anziana, spaventata e in confusione, è andata a prendere gli ori e li ha elencati al telefono; e seguendo le indicazioni del finto carabiniere li ha messi tutti in un asciugamano, insieme ai contanti che aveva in casa. «Tra poco arriverà il perito del tribunale, glieli consegni», ha aggiunto il finto maresciallo.

E dopo pochi minuti il campanello è suonato. L’uomo è subito entrato in casa, e si è fatto passare il collega. Mentre l’anziana, per impedirle di lanciare l’allarme, veniva chiamata anche al cellulare.

La donna comincia a sospettare, esce un attimo dalla cucina per andare a chiamare il 112. In quel momento capisce, si gira, ma il finto perito ha già il malloppo in mano e scappa. La donna prova a fermarlo sull’uscio, ma con uno strattone l’uomo si libera e fugge con un bottino da alcuni migliaia di euro: oltre ai contanti, mezzo chilo d’oro, un solitario, un trilogy e tre orologi. L’86enne ha presentato denuncia ai carabinieri, che ora stanno indagando. E uno dei responsabili sarebbe già stato individuato, ma senza trovare la refurtiva.

Ma ora prevale la rabbia per quanto accaduto. «Non è possibile che a Treviso accadano queste cose», si sfoga il figlio della vittima. «Servono più telecamere e migliori perché non siamo più sicuri nemmeno nelle nostre case. Treviso non era così fino a pochi anni, serve invertire la rotta. Ringrazio le forze dell’ordine, che fanno il possibile, e che sono le uniche che si preoccupano di mettere in guardia gli anziani da queste truffe. Tutti gli altri dove sono?».

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso