Truffa un’anziana per oltre 90 mila euro: ora la somma verrà tassata

Concluso il controllo fiscale a carico di una donna già condannata, la Finanza di Oderzo ha ricostruito i profitti della truffa. La normativa tributaria prevede che i proventi derivanti da attività illecite siano soggetti a tassazione

Un controllo della Finanza
Un controllo della Finanza

I finanzieri della Tenenza di Oderzo hanno concluso un controllo fiscale nei confronti di una donna condannata, lo scorso gennaio, per aver truffato un’anziana, ricostruendo profitti illeciti per oltre 90 mila euro che ora potranno essere assoggettati a tassazione.

L’attività rientra nell’ambito del costante monitoraggio svolto dalla Guardia di Finanza sui procedimenti penali dai quali emergono guadagni ottenuti attraverso attività illecite. Le Fiamme Gialle hanno esaminato la posizione di una donna condannata a due anni e nove mesi di reclusione, oltre a una multa di 1.900 euro per aver sottratto il patrimonio di un’ottantenne.

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, la donna aveva inizialmente instaurato un rapporto di fiducia con l’anziana, offrendole assistenza nelle attività quotidiane. Con il passare del tempo, però, sarebbe riuscita ad assumere il controllo delle disponibilità economiche della vittima, appropriandosi progressivamente dei suoi risparmi.

Il profitto illecito, quantificato in oltre 90 mila euro, è stato successivamente ricostruito anche sotto il profilo fiscale dai finanzieri opitergini. La normativa tributaria prevede infatti che i proventi derivanti da attività illecite siano soggetti a tassazione qualora non siano stati sequestrati o confiscati nell’ambito del procedimento penale.

La vicenda giudiziaria

La badante aveva approfittato di un lutto che aveva colpito un’anziana vicina di casa, per avvicinarla e carpirne la fiducia. Poi, una volta entrata in confidenza, ha letteralmente preso il controllo del denaro che la vicina ottuagenaria aveva in banca ed in posta. Alla fine, le ha svuotato entrambi i conti per una cifra complessiva di 74.000 euro. I risparmi di una vita. 

Per questo motivo A.V., 47 anni di Fontanelle (difesa dall’avvocato Roberto Noacco), è stata condannata a gennaio in un’aula del tribunale di Treviso, dal giudice Mabel Manca a due anni e nove mesi di reclusione e al pagamento di una multa da 1.900 euro per truffa aggravata e indebito utilizzo di carte di credito. Il giudice Manca ha anche stabilito che la donna dovrà pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 60.000 euro a favore dell’anziana C.C., oggi 84enne, che si è costituita parte civile con l’avvocato Valentino Cirri. L’eventuale risarcimento dei danni dovrà essere poi quantificato in un separato procedimento davanti al tribunale civile.

La vicenda risale al periodo della pandemia, tra luglio 2020 e aprile 2021. Siamo in piena emergenza Covid e gli spostamenti, all’epoca, erano limitati e dovevano essere giustificati. In quel periodo l’anziana è colpita da un grave lutto per la morte del marito. Ed è a quel punto, secondo l’accusa, che l’imputata s’insinua nella vita dell’anziana, approfittando del suo momento di sconforto e del suo stato di debolezza di vedova sola, con le figlie che vivono lontano da casa.

Dopo essere stata presentata da una conoscente come una persona in grado di occuparsi di rapporti bancari e di gestire pratiche amministrative, la donna riesce subito a carpire la fiducia dell’ottuagenaria vicina di casa. Piano piano la isola dalle figlie e diventa la factotum della vicina di casa. Le fa le spese, gestisce le sue pratiche amministrative, si fa consegnare il bancomat di banca e posta e le gestisce, a suo dire, i soldi. Per fare vedere la sua bontà d’animo qualche volta le fa le pulizie di casa e le cucina da mangiare. Insomma, una volta carpita la fiducia della vedova, la 46enne ha il pieno controllo dei conti della donna. Ed inizia piano piano a svuotarli.

Secondo l’accusa, l’imputata arriverà a svuotare il conto corrente in banca per una somma pari a 44.000 euro e quello postale cointestato con la sorella di altri 30.000 euro. Soltanto quando i conti sono stati completamente svuotati, l’anziana s’accorge di essere stata usata. Ma ormai è troppo tardi. A quel punto, l’anziana non può far altro che denunciare la vicina di casa alla stazione dei carabinieri. La denuncia innesca un’inchiesta che a gennaio ha portato alla condanna di primo grado dell’imputata.

 

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