Il piano FdI dopo l’assalto di Treviso: «Via i sussidi alle famiglie di chi delinque»

Politica in fermento mentre continuano le indagini sull’assalto al negozio Tigotà che ha visto protagonista una quarantina di giovanissimi. Il presidente provinciale FdI Freda: «Togliere i benefici sociali garantiti dai Comuni ai genitori di chi delinque»

Federico De Wolanski
Il confronto tra il sindaco di Treviso Conte e il ministro dell'Interno Piantedosi è stato spostato a venerdì
Il confronto tra il sindaco di Treviso Conte e il ministro dell'Interno Piantedosi è stato spostato a venerdì

Mentre continuano le indagini sull’assalto di sabato 17 ottobre al negozio Tigotà di Treviso, che ha visto protagonista una quarantina di giovani e giovanissimi provenienti da Conegliano, si agita la politica. Da una parte a sparare alto è il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Raffaele Freda, proponendo di «togliere i benefici sociali garantiti dai Comuni ai genitori di chi devasta o delinque»; dall’altra si allarga il fronte dei sindaci favorevoli agli “stati generali dei ragazzi” proposti dalla sindaca di Silea Angela Trevisin.

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Il tutto in attesa dell’arrivo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, invitato di fatto dal sindaco di Treviso Mario Conte per discutere l’emergenza sicurezza in città dopo le violenze di fine settembre. Un incontro spostato da ieri a giovedì e da cui non è ancora chiaro cosa aspettarsi fuori dagli slogan.

«Via i sussidi»

Alcuni dei giovani vandali di sabato mattina sono stati identificati, altri lo saranno. Come si siano organizzati e perché abbiano puntato Treviso ancora non si sa, così come è da chiarire se l’attacco al negozio sia stato guidato dagli stessi suggeritori occulti che hanno spinto le devastazioni di Milano e Torino.

Ma in tutto questo, il presidente provinciale dei meloniani dà la ricetta: «La maggior parte degli assalitori a Treviso come nel resto d’Italia sono italiani di seconda generazione che non vogliono assimilarsi alla nostra cultura», di qui l’affondo: «Se vuoi una mano del Comune, devi dare una mano a garantire sicurezza, ordine e decoro. I Comuni possono fare la loro parte mettendo delle regole chiare. Via i sussidi ai genitori dei maranza, le famiglie sono i primi luoghi educativi quindi se un giovane pensa sia accettabile andare in una città a distruggere i beni collettivi o le attività dei privati significa che in famiglia non percepisce la gravità di quelle condotte oppure che non gli viene trasmesso il rispetto per il nostro Paese».

Quanti degli autori della violenza di sabato sono figli di genitori aiutati dai Comuni? Non si sa. Forse nessuno, Ma Freda punta al fattore deterrenza. E il capogruppo in Consiglio comunale, Carlo Alberto Correale, gli dà seguito: «Bisogna promuovere una gestione responsabile dei benefici comunali».

I sindaci

Più ad ampio raggio invece il ragionamento che sembrano intenzionati a portare avanti i sindaci. Ieri, dopo la proposta degli stati generali dei ragazzi lanciata dal sindaco di Silea come occasione per un confronto con le nuove generazioni su richieste, mancanze, problematiche, è arrivato il plauso del sindaco di Villorba Francesco Soligo, che è anche presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss2.

«Il disagio giovanile è una questione complessa che richiede ascolto, prevenzione e una collaborazione concreta tra istituzioni, scuole, famiglie, servizi sociosanitari, forze dell’ordine e associazioni – dichiara Soligo – Positiva in quest’ottica la proposta della collega sindaca di Silea, Angela Trevisin. Proprio per questo mi farò portavoce di questa proposta all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 2, affinché si possa costruire un percorso condiviso, capace di coinvolgere in modo ampio e strutturato tutti i soggetti che, a vario titolo, si occupano di giovani, educazione, salute e benessere. Il contributo dei servizi sociosanitari è fondamentale per affrontare le situazioni di fragilità in maniera integrata, rafforzando la prevenzione e la capacità di intervenire tempestivamente. Come amministrazioni abbiamo il dovere di fare rete», conclude Soligo.

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