Messaggi d’odio contro la pasta antifascista a Treviso, la Cgil: «Denunceremo chi ci ha insultato»
Nelle pagine Facebook della Cgil Treviso, Spi Cgil, Filcams e Anpi Treviso si sono moltiplicati i commenti degli haters dopo l’appuntamento in Restera di sabato 25 luglio

«Denunceremo chi ci ha insultato sui social». Sara Pasqualin, segretaria generale Cgil Treviso, interviene sulla ondata di odio che ha investito il quadrato rosso dopo l’evento della Pastasciutta antifascista che si è svolto sabato sera lungo la Restera.
Nelle pagine Facebook della Cgil Treviso, Spi Cgil, Filcams e Anpi Treviso si sono moltiplicati i commenti degli haters, superando in appena 24 ore i 1000 messaggi di odio più o meno blandi.
I motivi dell’odio
«L’evento ha spaventato le persone, ha creato clamore perché è stato organizzato in centro a Treviso, in uno dei luoghi simbolo della città, perché c’era tanta gente e così sono fioccati i commenti carichi di odio e insulti, anche perché l’area politica attuale consente rimarca che il fascismo non esiste più. Alcune correnti politiche hanno sdoganato i messaggi d’odio».
Pasqualin mette il punto sul tema: «La gente si sente libera di scrivere cattiverie, dietro c’è una chiara azione di attacco alla Cgil, perché si è schierata sul referendum della giustizia, su quello sul lavoro, ha avanzato le proposte di legge sugli appalti e sulla sanità, trascina la sinistra proponendo azioni concrete».
Edizione record
L’edizione 2026 della Pastasciutta antifascista trevigiana ha raggiunto numeri da record: 84 tavoli lungo le sponde del Sile, 640 partecipanti seduti ai tavoli, 60 volontari, 60 chili di pasta servita.
Passate alcune ore sui social si è scatenata una vera e proprio shitstorm contro gli organizzatori. La pagina della Cgil, dello Spi, ma anche della Filcams sono state prese d’assalto dagli odiatori seriali.
Centinaia di commenti irripetibili, dove il più blando è «siete ridicoli», oppure «Che idiozia battersi per una situazione che non esiste più. Ma non si rendono conto di essere sempre più inadeguati?».
E via fino a raggiungere le oltre mille frasi denigratorie. Commenti carichi di odio gratuito, di frasi sconnesse e, di insulti e cattiverie
La segretaria continua: «Ci ha stupito la cattiveria delle parole, chi ha commentato non ha detto di non essere d’accordo, ha offeso e per questo stiamo valutando di denunciare chi ha insultato o, peggio ancora, ci ha augurato la morte. Ad essersi infastiditi sono stati soprattutto i volontari che hanno speso tempo ed energia per far andare tutto al meglio. Temiamo che possano generarsi guerre sociali, perché dove non ci sono più regole e rispetto delle posizioni differenti possono nascere delle tensioni».
«Fuori dal tempo»
A prendere le distanze è stato anche il sindaco di Spresiano, Marco Della Pietra: «Quello che contesto è ciò che è diventata oggi. A ottant’anni di distanza vedere i pugni chiusi, gli slogan e le passerelle politiche mi sembra una rappresentazione fuori dal tempo», si legge in un lungo post sulla pagina Facebook dell’amministratore.
«Fa sorridere vedere chi considera il pugno chiuso un simbolo nobile e democratico, salvo poi indignarsi quando qualcun altro utilizza simboli appartenenti all’estremo opposto. Credo che la memoria storica meriti di meglio di una farsa che ogni anno si ripete uguale a sé stessa. La memoria dovrebbe servire a capire il passato e non a fare propaganda nel presente».
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