Treviso, morto Tiziano “Tita” Granello: addio al calzolaio di via Cornarotta
Aveva 75 anni ed era stato per decenni il custode di un antico mestiere nella sua bottega a due passi dal Duomo. Appassionato di moto, era una figura inconfondibile del centro storico

Un artigiano simbolo della piazza, per più di quattro decenni custode dell’arte della calzoleria nella sua bottega di via Cornarotta a Treviso. È morto giovedì a 75 anni Tiziano “Tita” Granello, calzolaio a due passi dal duomo, nel notissimo negozio aperto nel 1984. Malato da tempo, aveva lavorato nel suo tempio – “Tita calzolaio” – fino a tre mesi fa. Appassionato di moto, amava cavalcare una Honda Valkyrie.
E proprio in sella a una moto, davanti all’amata bottega, appare nella foto scelta per l’epigrafe. Una bottega, a pochi metri dalla Fondazione Benetton e dal comando dei carabinieri, che è un pezzo di storia della città. Tiziano, a cavallo fra anni Sessanta e Settanta, aveva affinato il mestiere al piano terra di Coin in Corso del Popolo, lo store che nel 2025 ha festeggiato i 60 anni a Treviso.
Poi “Tita”, come lo chiamavano gli amici, fece il grande salto e realizzò il sogno di un negozio tutto per sé, 30 metri quadrati di passione e lavoro infaticabile.
Il negozio
«In questa bottega fin dagli inizi del Novecento c’è sempre stato un calzolaio», aveva raccontato Tiziano Granello nel 2014 in un’intervista rilasciata alla Tribuna, «iniziai da Coin, per 15 anni, poi mi misi in proprio».
Il suo negozio, fra pellami e attrezzi del mestiere, fra suole e creme per le scarpe, è un luogo inconfondibile del centro, scrigno di un vecchio mestiere che conta sempre meno interpreti. «Noi artigiani siamo dinosauri», evidenziava nella stessa intervista a proposito di un mestiere che annovera sempre meno discepoli.
E non mancava un grido di dolore per la categoria: «Le scuole non insegnano più il mestiere». La sua bottega – mai chiusa a tutti gli effetti, il bancone lasciato solo tre mesi fa – rappresenta un’istantanea della Treviso che fu, quella dei negozi storici che meglio tratteggiavano le radici della medioevale Trevigi. Indimenticabile anche il suo stile nel vestire: pantaloni in pelle, il nero come colore preferito, la camicia sempre sbottonata. Persona schiva, ma personaggio della piazza per come si presentava.
«La sua prima vera passione è stata la moto, poi il mestiere di calzolaio», precisa la vedova Emiliana Rigato. In moto andava e tornava dal negozio di via Cornarotta, in estate e d’inverno. E poteva capitare di trovare l’amata Honda parcheggiata all’interno della bottega, come fosse parte dell’arredamento. Una presenza quasi fissa fra scarpe e cerniere da rimettere a posto. Da giovane, rigorosamente con la sua due ruote motorizzata, aveva completato numerosi viaggi in giro per l’Europa.
Una passione da custodire gelosamente, senza mai legarsi a Motoclub. «L’auto quasi non la considerava», aggiunge la moglie. «Un personaggio unico, folcloristico nel vero senso del termine», il ricordo del collega Mirko Carlesso, per tanti anni dietro al bancone della Calzoleria San Francesco, che ha chiuso quest’estate.
I ricordi
Sull’epigrafe, accanto alla foto di Tiziano in moto davanti al negozio, la poesia di Sant’Agostino di Ippona: «La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto».
Un fiume di ricordi e dediche a corredo della notizia della morte pubblicata sui social della Tribuna: «Fantastico personaggio. A cavallo della sua moto, con lo sguardo serio, difficile da dimenticare», scrive Marisa su Facebook; «Resterà il ricordo di te scolpito nella nostra memoria. Ciabattino motociclista unico al mondo», lo definisce invece Annalisa; «Mi mancherà vederti passare in sella alla tua Valchiria davanti al mio studio», il pensiero di Daniele. Originario di Santa Maria del Rovere, “Tita” abitava a Canizzano. Lascia la moglie Emiliana e il figlio Gabriel. L’ultimo saluto a Tiziano Granello verrà dato lunedì 7 settembre, nella sala del commiato del Supremum Vale a Santa Bona (offerte all’Advar).
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