Treviso, la Camera di commercio lascia piazza Borsa: palazzo vuoto e futuro incerto
Chiudono gli uffici della Camera di commercio in piazza Borsa a Treviso. I servizi si trasferiscono in altre sedi, mentre il progetto di riqualificazione da 40 milioni è fermo dopo il parere contrario della Soprintendenza

Oggi sarà l’ultimo giorno in cui si vedrà aperto e attivo il palazzo della Camera di commercio di piazza Borsa. L’edificio chiude, gli uffici traslocano e si apre una grande fase di incertezza che riguarda il futuro stesso del palazzo.
Dove vanno gli uffici
In attesa che la Camera di commercio possa prendere possesso degli spazi comunali a Palazzo Da Borso (l’ipotesi è che vi entri tra fine anno e inizio 2027), le attività istituzionali, la presidenza e la direzione della Camera oltre ai servizi di staff si trasferiranno a Palazzo dei Maestri, in via Isola di Mezzo a San Nicolò, immobile preso in affitto «fino a un massimo di otto mesi» per 138.000 euro.
Le contrattazioni di borsa merci che fino alla settimana scorsa occupavano il salone di contrattazione e le altre sale camerali di piazza Borsa verranno temporaneamente sospese in presenza ed effettuate da remoto, mentre gli uffici della Curia Mercatorum verranno trasferiti temporaneamente in piazza delle istituzioni a Treviso presso la sede dell’associazione Confartigianato.
Tutto il fronte operativo resta ubicato negli spazi di via Pinelli utilizzati dall’anno scorso e affittati per sei anni (previsione di spesa da 1,8 milioni già a bilancio), rinnovabili. Senza contare le spese di trasloco quindi, ad oggi solo l’abbandono degli uffici di piazza Borsa pesa per circa due milioni di euro. Resta da capire ora se, una volta in piazza San Francesco, l’utilizzo del palazzo comunale sarà a titolo gratuito o meno (la convenzione è ancora da farsi), e per quanto tempo l’assetto in città della Camera di commercio di Treviso sarà quello prospettato.
Iat meno baricentrico
Ad abbandonare il palazzo della Camera per ultimo sarà l’ufficio delle informazioni turistiche oggi al piano terra del palazzo. Si stanno facendo scatoloni.
Qualcuno, scornato, dice che è già difficile contattare gli sportelli, ma l’attività resterà in corso per tutta la settimana fino a quando lo Iat non verrà trasferito negli spazi di Santa Caterina, più coerente forse, ma meno baricentrico di certo per i turisti in arrivo dalla stazione. Si trasferirà al Sant’Artemio invece la sede della Fondazione Dmo Marca Treviso, che si occupa di progettazione e promozione turistica.
Restano solo le incognite
Se non ci saranno intoppi, domani serrande abbassate in tutto il palazzo e la prossima settimana edificio completamente vuoto e inattivo. Per quanto? Oggi non ci sono date, e non ci saranno a breve. Il progetto di riqualificazione, dato per pronto a partire, si è bloccato nel parere contrario della Soprintendenza.
La palla è tornata quasi a centrocampo. Il presidente conta di riuscire a trovare una quadra con l’ente e il Comune ed effettuare i necessari correttivi per non dover ripartire da zero con la progettazione, ma non si sa se ci si riuscirà, e quanto tempo servirà. Ben che vada poi, si dovranno esplicare tutte le gare per il possibile cantiere, o tutti gli affidamenti per i lavori di solo restauro se si deciderà di cestinare il grande piano di demolizione e riqualificazione da 40 milioni oggi sospeso.
Poi, nel caso, toccherà a i lavori, la cui durata oggi è impossibile da ipotizzare per le ragioni di cui sopra. Di certo ci sono solo i 6 anni di contratto formalizzati per gli uffici traslocati in via Pinelli e il fatto che la Camera di commercio abbia avviato un contratto per sorvegliare l’immobile che resta vuoto nel pieno di una delle zone difficili della città.
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