Incidenti mortali in provincia di Treviso, ancora troppe vittime: i dati del 2025

Nel 2025 in provincia di Treviso si registrano 36 morti sulla strada secondo il Centro di monitoraggio provinciale: resta alta l’incidenza dei motociclisti e delle cause legate a distrazione e velocità

Valentina Voi
Incidente mortale sulla ss308
Incidente mortale sulla ss308

Anche una singola morte è troppa, tanto che l’obiettivo dell’Unione europea è arrivare nel 2050 a non aver nessuna vittima della strada. Ma la direzione sembra essere quella giusta: mai, negli ultimi 30 anni, la Provincia di Treviso ha registrato un numero così basso di incidenti mortali.

Nel 2025 si fermano a 36, secondo l’archivio del Centro di monitoraggio della Provincia di Treviso. Dati che non sono ancora stati ufficialmente validati da Istat, ma che consentono di tracciare un primo bilancio. Basti pensare che negli anni Novanta il numero di vittime era mediamente di oltre 160 persone all’anno. Resta alta, tuttavia, la percentuale di motociclisti coinvolti: quasi un terzo del totale, in larga parte under 35.

Ecco perché la prevenzione, insieme al miglioramento delle infrastrutture viarie e alla maggiore sicurezza delle automobili, resta uno dei pilastri per arrivare all’obiettivo richiesto dalla Ue.

Lo scenario

Nel 2025 il Centro di monitoraggio provinciale ha registrato una riduzione del 50 per cento circa degli incidenti mortali.

A fronte delle 36 vittime dello scorso anno (al netto della certificazione Istat), il 2024 aveva visto 70 decessi, 57 nel 2023, 66 nel 2022, 60 nel 2021 e 40 nel 2020. Un anno, come molti ricordano, che ha visto una notevole contrazione dei veicoli circolanti a causa della pandemia. Eppure i morti sulle strade erano stati più di quelli dello scorso anno.

Sulle due ruote

Sono ancora tanti, però, i motociclisti coinvolti. Delle 36 vittime, 10 erano sulle due ruote: 7 di queste, registra il Centro di monitoraggio, erano under 35, il 70 per cento del totale. Una passione, quella per le moto, che non tramonta. Basta guardare il dato delle prime iscrizioni di motocicli nella provincia di Treviso.

Costantemente sopra le 2.000 pratiche, hanno visto una crescita costante. Erano 2.051 nel 2016, cinque anni dopo erano 2.436 e sono arrivate a 2.506 lo scorso anno, con punte di 3.423 nel 2024. A offrire uno spaccato di quello che succede sulle strade della Marca è anche il report annuale di Aci e Istat.

I dati 2025 non sono ancora stati validati ma la situazione del 2024, a fronte di oltre 2.000 incidenti sulle strade trevigiane per un totale di 3.700 veicoli coinvolti, vedeva i motocicli come mezzi con il più alto rischio di mortalità (3,40) insieme a ciclomotore (1,05) e velocipede (1,27). A guidare la classifica dei mezzi che registrano meno incidenti, invece, ci sono quadricicli, biciclette e monopattini elettrici (una cinquantina quelli coinvolti in incidenti nel corso del 2024), mezzi che probabilmente non hanno ancora la diffusione di auto e molto, oltre agli autobus. Diciannove i sinistri che hanno visto coinvolti autobus, ma nessuno di questi ha avuto esito mortale.

Le cause e i luoghi

Il report Aci/Istat offre anche uno spaccato delle circostanze in cui si è verificato l’incidente. Spiccano la guida distratta e il mancato rispetto dei segnali, che insieme concorrono per oltre la metà alle circostanze d’incidente.

Una statistica che, in caso di incidenti mortali, vede al primo posto la velocità, presente nel 27 per cento dei casi. La maggior parte degli incidenti avviene su strade urbane, ma è su quelle a scorrimento veloce (che siano provinciali, regionali o autostrade) dove il tasso di mortalità è più alto.

Il 2026

Sono 22, fino a questo momento, gli incidenti mortali avvenuti in provincia di Treviso nel corso del 2026. Il 19 giugno a San Biagio di Callalta ha perso la vita una bambina di 9 anni, il 23 un uomo di 65.

Una primavera drammatica, quella della Marca: da Pasqua in poi hanno perso la vita 22 trevigiani, sulle strade della provincia o in altre zone d’Italia. Di questi, dieci erano motociclisti. Alcuni giovanissimi. L’inizio di giugno, in particolar modo, è stato segnato da una serie di tragedie.

Nel giro di due giorni tre motociclisti hanno perso la vita, due sulle strade della Marca e uno in provincia di Pordenone. Ma non sono mancati, in questi mesi, gli investimenti che hanno coinvolto pedoni o ciclisti. Se contiamo i trevigiani morti fuori dalla provincia, il numero di vittime della strada sale, dal primo gennaio al 30 giugno di quest’anno, a 30.

La tendenza

Nel complesso la Provincia di Treviso evidenzia una netta decrescita negli ultimi trent’anni: nel 1991 si registrarono 184 vittime della strada; vent’anni dopo, nel 2010, in concomitanza con l’avvio e il consolidamento dei progetti e delle attività formative sulla sicurezza stradale rivolte a tutte le fasce d’età, i decessi erano scesi a 82, con una riduzione superiore al 50 per cento.

Nel 2025 le vittime della strada registrate sul territorio provinciale sono state 36. La Ue chiede l’azzeramento. Un obiettivo ambizioso, che richiede l’impegno di tutti.

Gli investimenti

Nel 2026 l’ente ha stanziato, per il prossimo triennio, oltre 34 milioni di euro: di questi 6,8 milioni di euro saranno destinati ai Comuni «per cofinanziare interventi di riqualificazione e messa in sicurezza degli incroci più pericolosi e per sostenere la mobilità attiva, realizzando piste ciclopedonali protette, con l’obiettivo finale di aumentare complessivamente la sicurezza di automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni» fa sapere la Provincia.

Il miglioramento infrastrutturale va di pari passo con i controlli. «Bene che la normativa abbia fatto chiarezza in tema di autovelox», spiega il presidente della Provincia di Treviso Marco Donadel. «Io non sono contrario: nessuno dei sindaci della provincia vuole fare cassa, l’obiettivo è mettere in sicurezza le strade che attraversano i paesi. Dove ci sono la farmacia, le scuole, gli studi medici. Il ministero ha finalmente messo un punto sulla questione e possiamo agire tutelati da una normativa chiara».

I progetti

Un impegno costante, quello della prevenzione, che si rivolge ai giovanissimi ma non solo. Un tema che è sotto i riflettori oggi, alla luce delle recenti tragedie nella Marca e sul territorio nazionale, sul quale la Provincia ha continuato a lavorare costantemente. Ogni anno vengono coinvolti oltre 5.000 studenti delle scuole superiori in percorsi educativi dedicati alla sicurezza stradale.

Nel corso di quest’anno si è concluso “Sos guida sicura”, progetto che ha visto un investimento di 100.000 euro destinato alla formazione delle giovani generazioni: «Oltre al Drive camp e alle 40 lezioni nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto è stata realizzata una vasta campagna di sensibilizzazione sui rischi derivanti dall’abuso di alcol e sostanze alla guida, costruita in sinergia con le istituzioni del territorio, Ulss 2 Marca trevigiana, Federazione motociclistica italiana, Upi Veneto, Prefettura, Ufficio scolastico, forze dell’ordine, vigili del fuoco e associazioni in rete per la sicurezza stradale».

Un impegno condiviso anche con la Tribuna di Treviso, promotrice dell’iniziativa “Scrivi quando arrivi”. È partito inoltre un nuovo percorso formativo rivolto agli over 65, frutto di una convenzione siglata tra Provincia, Centro studi amministrativi della Marca Trevigiana e Ulss 2, con l’obiettivo di promuovere una mobilità sempre più sicura tra adulti e anziani. In primavera si sono svolti già diversi incontri sul territorio, mentre i prossimi appuntamenti sono in calendarizzazione.

Il presidente

«La sicurezza stradale non si costruisce con un singolo intervento, ma attraverso una strategia complessiva che unisce infrastrutture moderne, manutenzione costante, educazione e collaborazione tra enti» fa sapere la Provincia di Treviso.

«Basta un istante, una distrazione, per perdere la vita» spiega il presidente della Provincia di Treviso Marco Donadel. «Alla loro memoria e alle famiglie colpite va il cordoglio della Provincia di Treviso. Come istituzioni, certamente continueremo a lavorare in rete per rafforzare la sensibilizzazione della comunità sul tema e migliorare la sicurezza delle infrastrutture. La perdita anche di un solo cittadino è una perdita dolorosa per tutti noi e per tutta la comunità».

 

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