Treviso: il Calmaggiore è spento, lite sulle luminarie

TREVISO.Per il secondo anno consecutivo le feste di fine anno vedranno Calmaggiore senza luminarie, a causa delle liti tra le associazioni dei commercianti ma anche dell’indifferenza dei colossi del commercio e della crisi che attanaglia i piccoli esercenti che ancora resistono in centro. E infatti non solo Calmaggiore ma l’intero centro storico, rispetto a pochi anni fa, è abbellito da festoni però a macchia di leopardo.
Ca’ Sugana si occupa oggi solo di allestire le luminarie a forma di stella sui canali, bellissime. Per il resto, ossia per le vie e le piazzette, l’incarico di “fare squadra” viene affidato - senza più contributo economico comunale - ai referenti Ascom del centro storico, guidati da Enrico Zanon, che però soprattutto quest’anno ha dovuto fare i conti con tanti «no», in testa quelli dei grossi marchi che hanno ormai monopolizzato Calmaggiore. Ma a dire «no» all’Ascom per un contributo di circa 100 euro a testa per le luminarie pare siano stati anche diversi commercianti aderenti a Rivivere Treviso, associazione guidata da Enrico De Wrachien, il quale si limita a ricordare: «Fino a tre anni fa eravamo noi ad occuparci delle luminarie del centro, contattando i commercianti, anche i colossi del commercio, che raggiungevo telefonicamente nelle loro sedi, perché se ci si limita a parlare con i commessi non si combina nulla.
E, fino a tre anni fa, l’intero centro storico da porta San Tomaso a via Roma era tutta una luminaria. Calmaggiore compreso. Costo dell’operazione, circa 40 mila euro, con il contributo del Comune. Poi è cambiato tutto. E lo dico senza voler assolutamente polemizzare». Tre anni fa infatti, l’assessorato al Commercio che fa capo a Paolo Camolei decise di cambiare strategia, togliendo il contributo per le luminarie e affidando all’Ascom il compito di fare rete con i negozianti per la raccolta dei fondi. Ma si è rivelata una strada in salita: non sono saltati fuori nemmeno i circa 3-4 mila euro necessari per illuminare Calmaggiore.
E così gli esercenti dei vari “borghi” del centro hanno proceduto in ordine sparso: Zanon a curare il “suo” Borgo Cavour, De Wrachien a illuminare con i suoi l’isola della Pescheria, mentre altri commercianti sempre della seconda zona, non aderenti a Rivivere, hanno piazzato qualche festone in via Palestro. E poco altro. «Non vorrei che qualcuno avesse boicottato apposta il nostro tentativo di fare squadra in centro», dice Zanon.
Intanto ieri c’è stata l’accensione del grande albero di Natale, in piazza dei Signori. E sempre in piazza dei Signori per le festività sono illuminati sia palazzo dei Trecento che la Prefettura. Ma le due “ali” del salotto buono di Treviso, la porzione di Calmaggiore verso il Duomo e quella verso piazza Borsa, dovranno accontentarsi degli addobbi messi a disposizione da Pregia srl. Che non sono luminarie. Insomma, la nostra via più importante non brillerà.
«Diventa sempre più difficile pensare di illuminare Calmaggiore per le feste», commenta l’assessore Camolei, «Le grandi catene davvero non vogliono più saperne, e i pochi piccoli negozi rimasti arrancano: non c’è più quel tessuto di botteghe storiche che fino a dieci anni fa permetteva di raccogliere i soldi necessari per Calmaggiore e tante altre vie». Restano i piccoli interventi dei negozianti che trovano l’accordo, come in vicolo Rialto, grazie a gestori come Orlando Milani dell’Antico Pallone, che alle tradizioni ci credono davvero. O come in via Roma.
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