Palazzo Giacomelli a Treviso imbrattato dai manifestanti in corteo: identificati 30 ragazzi
Per la pulizia della facciata della sede degli industriali imbrattata durante la manifestazione del 30 ottobre servirà il via libera della Soprintendenza. Sui vandalismi Confindustria è dura: «Il gesto colpisce un edificio seicentesco tra i più significativi del patrimonio storico e artistico della città»

Passato il corteo, è il momento della conta dei danni e delle polemiche. Venerdì mattina oltre mille persone hanno sfilato a Treviso per lo sciopero generale. Corteo per lo più pacifico, ma durante la manifestazione sono state lanciate uova piene di vernice contro Palazzo Giacomelli, sede degli industriali, edificio del Seicento tutelato dalla Soprintendenza. Gesto condannato da più parti.
La questura ha già identificato una trentina di responsabili ma le indagini sono ancora in corso e, fanno sapere dall’Appiani, chiarito il ruolo di ciascuno, scatteranno i provvedimenti. Anche la Digos sta facendo accertamenti per non lasciare nulla al caso ed evitare il ripetersi di vandalismi del genere in occasione delle manifestazioni.
L’intervento di Confindustria
Confindustria Veneto Est non è stata con le mani in mano. L’atrio è già stato ripulito, mentre per la facciata servirà più tempo: domani sono previsti i sopralluoghi per decidere come intervenire. «Il gesto non colpisce soltanto la sede di rappresentanza di Confindustria Veneto Est, ma anche un edificio seicentesco tra i più significativi del patrimonio storico-artistico della città» ha detto Walter Bertin, vicepresidente di Confindustria Veneto Est per Treviso. Bertin ricorda che il palazzo ospita concerti, incontri letterari e una biblioteca d’impresa aperta a tutti - quindi, potenzialmente, anche agli assalitori - e assicura: «Continueremo a mantenerlo aperto alla città. In molte occasioni ha ospitato gli studenti delle nostre scuole. Crediamo che siano questi i veri antidoti alla sopraffazione e gli strumenti per costruire opportunità di crescita, anche per i più giovani».
Non è stato l’unico episodio di una mattinata che, per il resto, si era chiusa senza scontri. Prima del corteo ignoti avevano riempito di colla le serrature del Besta e del Duca degli Abruzzi, e per liberarli la polizia ha chiesto aiuto ai vigili del fuoco. «Se saranno individuati gli autori dovranno pagare i danni» ha detto Raffaele Freda, presidente provinciale di Fratelli d’Italia e delegato all’edilizia scolastica della Provincia. Il sindaco Mario Conte, pur difendendo il diritto a manifestare, ha condannato «con fermezza gli atti di vandalismo»: «La libertà di manifestare non può diventare un pretesto per danneggiare la città: per noi questo resta inaccettabile».
La mobilitazione continua
Strada facendo il corteo ha fatto sosta davanti al Canova e alla sua succursale, al Duca e al liceo artistico. Lì i ragazzi si sono spinti fin contro le recinzioni, con fumogeni accesi e cori per chiamare fuori i compagni rimasti sui banchi. Al Canova degli studenti hanno scavalcato la cancellata e sono usciti per unirsi a loro. A palazzo dei Trecento, dove si riunisce il consiglio comunale, dall’alto della scalinata è sceso uno striscione: «No caro mensa».
La mobilitazione, intanto, non si ferma. Il prossimo appuntamento è il 20 novembre, giorno dello sciopero nazionale della Cgil per tutti i lavoratori pubblici e privati. La protesta è contro le politiche del governo. Al centro ci sono salari, pensioni, sanità, scuola, tasse, precarietà e diritto alla casa.
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