
Treviso Città Impresa come fabbrica di contenuti, ecco i dieci che ricorderemo
Quattro giorni, 60 panel e 170 relatori: i dati, i tempi della guerra, l’AI nelle fabbriche, l’inverno demografico. Ma anche Mina e gli alieni
Settanta confronti in pubblico e un ventaglio ampissimo di tematiche. Nessuna passerella sterile di nomi: Treviso Città Impresa è stato una fabbrica di contenuti. Ecco dieci cose che sono emerse.
1) La migliore delle speranze di pace è che Trump resti a secco.
Panel: sabato sera a Palazzo Giacomelli.
Lo ha spiegato Carlo Cottarelli: «La logica dice che la guerra in Iran non può durare: Trump avrà elezioni importanti a novembre e negli Usa il prezzo della benzina già cresce. Potrebbe esserci un impatto forte sull’opinione pubblica americana: il rischio per Trump è perdere i due rami del parlamento».
2) Due superpotenze ci schiacciano. Vecchia Europa, resisti.
Panel: sabato al Del Monaco.
Da amico ad alleato scomodo. Il presidente Trump ha deriso e bistrattato l’Europa che si è riscoperta lontanissima, e allora come fare per emergere? Puntare su istruzione e ricerca. Parola di Patrizio Bianchi, ex ministro dell’Istruzione.
3) L’Ai entra in fabbrica. E non ruba niente.
Panel: sabato mattina a Palazzo Giacomelli
L’Ai taglierà posti di lavoro, ma ne creerà anche molti, ne sono certi gli imprenditori che l’hanno già implementata in azienda. Le competenze si evolvono e le imprese saranno sempre alla ricerca delle menti umane per valorizzare quelle virtuali.
4) A che cosa serve una start up. Colmare un bisogno per garantire la crescita.
Panel: sabato al museo Bailo
Intercettare un bisogno, capire come colmare il vuoto, con un prodotto o un servizio, e trovare finanziatori. Le start up innovative partono qui. Se l’intuizione muove le idee, a concretizzarle sono i capitali.
5) La popolazione invecchia e servono cure
Panel: sabato mattina al teatro Del Monaco
L’invecchiamento della popolazione grava sempre più sul sistema sanitario per l’aumento di pazienti. Se non si inverte la rotta, il sistema rischia di saltare. Serve quello che manca oggi: visione politica a lungo raggio verso un sistema integrato pubblico privato.
6) La ricostruzione parte dalle persone, non dagli edifici
Panel: sabato mattina al museo Bailo
Si pensa che la ricostruzione post bellica, da Gaza all’Ucraina, sia questione di palazzi e case, ponti e infrastrutture. Lo è, ma non solo: «La ricostruzione deve partire dalle persone, mettere al centro la socialità, non solo la funzionalità», hanno detto l’ingegner Dino Borri, che guida il progetto Gaza Phoenix, e l’architetto Giulio De Carli.
7) Il cambio tra generazioni non è solo inevitabile: è un’opportunità.
Panel: sabato pomeriggio al museo Bailo
Flessibilità, slancio innovativo e apertura a nuovi mercati. L’ingresso in scena dei fondi? Ben venga, ma solo se porta struttura nella governance, valorizzando la storicità dell’azienda. Ecco la ricetta per un passaggio generazionale di successo per le piccole e medie imprese del Nordest.
8) I dati sono il tesoro delle aziende, ma le aziende non lo sanno.
Panel: sabato mattina a Palazzo Giacomelli.
Li chiamano “tesoro nascosto”. I dati sono ovunque, hanno valore per chi vuole rubarli ma le imprese ancora non li valorizzano a sufficienza. Infocamere li produce e li raduna, le imprese puntano sulla formazione.
9) Sorpresa: Mina può insegnare molto alle imprese.
Panel: sabato pomeriggio al Palazzo della Luce
Incredibile ma vero: Mina come modello imprenditoriale. Perché? Scelte estreme (assenza dal video in un’era di immagine), preservate per decenni, collaborazioni e contaminazioni di generi, costante rafforzamento del brand.
10) Gli americani ammettono l’esistenza degli extraterrestri. Per farci soldi.
Panel: anteprima del festival, giovedì sera.
C’è una nuova strategia degli Usa rispetto agli Ufo, spiega Francesco Costa: preferiscono far passare il concetto che non siamo soli nell’universo, per costruire un contesto culturale favorevole agli investimenti privati sui programmi spaziali.
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