Treviso: cimice, è nuova invasione. Parte la guerra chimica

La primavera fa tornare il fastidioso insetto asiatico, Coldiretti lancia l’allarme. Numeri spaventosi e rischio per frutta e verdura: necessario intervento pesante

PEDEROBBA. Sono tornate, anzi: non se ne sono mai andate. Se in casa sono un fastidio, sui campi diventano un vero flagello. E i coltivatori sono pronti alla “guerra chimica”. La primavera fa esplodere il problema della cimice asiatica: «Dopo un inverno in cui questi insetti si sono conservati al riparo e riprodotti, ora l’emergenza è alle porte», dice Elio Tronchin, Coldiretti. L’associazione dei coltivatori ha organizzato un incontro proprio sul tema del «ritorno di questi maledetti insetti»: appuntamento venerdì sera alle 20 nella sala del consiglio a Onigo di Pederobba.

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Kiwi, soprattutto, ma anche pesche e verdure in generale, dai pomodori alle melanzane fino ai cetrioli: sono tante le produzioni che temono l’invasione. «La frutta e la verdura colpita subiscono un danno immediato, diventano immangiabili. I kiwi, per esempio, si staccano proprio dalla pianta e cadono a terra». Era stato un problema lo scorso anno, ora rischia di elevarsi a potenza. «Questi insetti hanno numeri riproduttivi impressionanti», dice ancora il rappresentante di Coldiretti, «e purtroppo in questo inverno si è fatto pochissimo per frenare la proliferazione. Nelle case le cimici asiatiche si sono rintanate in luoghi riparati, come sottotetti e cassoni delle tapparelle, e lì sono rimaste protette e si sono riprodotte. Se aggiungiamo l’inverno tutt’altro che glaciale, ecco le condizioni ideali per una proliferazione incontrollata».

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Un controllo serve ora, dunque, prima del “trasloco” sui campi. «Lì non basterà una difesa di tipo meccanico come si fa in casa, ovvero prendere l’insetto senza ucciderlo e buttarlo fuori. Sui campi non credo siano sufficienti i prodotti usati finora: ne metteremo a prova di nuovi». Si sperimentano le soluzioni come, purtroppo, si sperimenteranno le conseguenze: «Non sappiamo in che numero si presenteranno e quali saranno le conseguenze», allarga virtualmente le braccia Tronchin. Sarà peggio dello scorso anno? «Temo proprio di sì».

Altra incognita rischiosissima: i vigneti. Per fortuna - si era detto lo scorso anno - nella maggior parte dei casi gli insetti sono comparsi dopo la vendemmia, perché la loro presenza nei grappoli risulta particolarmente deleteria, imponendo la raccolta a mano dell’uva per evitare che la cimice finisca nella lavorazione del prodotto. Quest’anno, chissà: «Non sappiamo se la cimice asiatica “mangerà” l’uva, di certo dobbiamo difenderci - spiega infine Tronchin - l’ideale sarebbe trovare una difesa biologica, ovvero animiali antagonisti che ne impediscano la proliferazione. In mancanza di ciò, dobbiamo mettere in campo una massiccia difesa di tipo chimico, cercando i prodotti adatti allo scopo».

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