Floriana Casellato lascia la politica dopo cinquant’anni: «Ho fatto tanto, ora largo ai giovani»
È stata consigliera comunale, sindaca di Maserada per due mandati e parlamentare del Partito Democratico: «Seguirò il gruppo dall’esterno»

Si chiude una delle stagioni più lunghe e significative della politica locale: Floriana Casellato ha lasciato il consiglio comunale di Maserada, scegliendo di compiere un passo indietro dopo oltre cinquant’anni di impegno nelle istituzioni.
Una decisione maturata insieme al gruppo e letta apertamente come un passaggio di testimone, con al centro il ricambio generazionale e la volontà di accompagnarlo senza imporlo.
Una transizione
Non un ritiro, ma una transizione consapevole che segna un cambio di fase per il gruppo e per la politica locale, costruita nel tempo e condivisa fino all’ultimo.
Al suo posto entra Luigi Terzariol, 35 anni, ingegnere idraulico, tecnico nuove opere in Alto Trevigiano Servizi, dove dal 2016 si occupa di pianificazione, progettazione e direzione lavori nel settore acquedotti, fognature e depurazione, indicato come figura di continuità e rappresentante di una nuova generazione amministrativa che si affaccia ora con maggiore responsabilità alla gestione della cosa pubblica.
L’esordio
«Sono entrata in Consiglio comunale a 18 anni, oggi ne ho 70. È arrivato il momento di lasciare spazio. Continuerò comunque a seguire il gruppo che abbiamo creato e a dare un supporto politico e culturale», spiega, riassumendo in poche parole una traiettoria che attraversa l’intera storia politica recente del territorio, dalla prima esperienza da giovanissima consigliera fino ai ruoli istituzionali più rilevanti, passando per il doppio mandato da sindaca e l’approdo in Parlamento.
Un passo indietro maturato proprio osservando il lavoro della squadra costruita negli ultimi anni, composta da amministratori più giovani e preparati, ma ancora in fase di crescita dal punto di vista politico. «Sono ragazzi molto preparati, anche più di me su tanti aspetti tecnici, dal bilancio all’informatica, però a volte manca quella lettura politica complessiva, quel quid che ti aiuta a inquadrare le cose», sottolinea.
Il senso della scelta sta proprio nell’idea di trasmettere esperienza senza frenare il rinnovamento, in un equilibrio che oggi appare sempre più difficile da trovare. Anche perché, osserva, il modo di fare politica è profondamente cambiato: «Oggi vedo spesso persone che si avvicinano convinte di sapere già tutto, senza voler imparare. Una volta non era così, anche chi aveva esperienza continuava a mettersi in discussione», racconta, aprendo uno sguardo più ampio su una trasformazione che riguarda non solo Maserada, ma l’intero sistema politico.
Un cambiamento che si coglie anche nel confronto interno ai partiti, molto diverso rispetto al passato: «Le battaglie erano sui contenuti, non sulle poltrone. Nei congressi si discuteva davvero, si votavano documenti politici, si parlava di politica internazionale, di ambiente, di cultura. È stata una grande scuola», ricorda, con un riferimento a quella formazione politica che ha accompagnato la sua crescita e che oggi ritiene meno strutturata. Accanto alla dimensione pubblica, c’è poi una scelta personale che ha segnato profondamente il suo percorso e che oggi torna come elemento centrale nel racconto di questa transizione: non abbandonare mai il lavoro di insegnante.
Il lavoro
«Ho sempre fatto la maestra. Sono andata in aspettativa quando ho fatto il sindaco e quando sono stata parlamentare, ma non ho mai lasciato il mio lavoro. Questo mi ha resa libera», spiega, sottolineando come proprio questa indipendenza le abbia consentito di vivere la politica senza vincoli, mantenendo autonomia e coerenza.
«Se non va bene, torno al mio lavoro. Non devo farlo per forza, devo farlo perché ci credo», aggiunge, indicando un principio che ha guidato tutta la sua esperienza e che oggi si riflette anche nella scelta di lasciare il Consiglio, senza però abbandonare l’impegno. Il passaggio di testimone si inserisce dunque in una visione più ampia. «Le nuove generazioni non vanno lasciate sole. Bisogna accompagnarle, aiutarle a crescere, ma poi lasciare che facciano la loro strada», conclude.
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