Travolto e ucciso da un albero mentre pescava: aperta un’inchiesta, si indaga per omicidio colposo
Sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Pietro Monici, morto a 38 anni in via Botteniga a Treviso nella serata del 9 aprile

La procura di Treviso ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo in seguito al drammatico incidente di giovedì 9 aprile in via Botteniga, dove un vigile del fuoco 38enne, Pietro Monici, ha perso la vita mentre stava pescando, travolto da un pioppo di 20 metri che gli è precipitato addosso.
I residenti della zona hanno immediatamente segnalato che le condizioni di quella pianta erano precarie da tempo, e già nella serata di giovedì hanno avuto un confronto con il sindaco Mario Conte, che ha ricordato di aver segnalato l'albero tempo fa al Genio civile, responsabile della vegetazione in area golenale.
È proprio sulla verifica delle responsabilità che oggi, venerdì 10 aprile, inizia il lavoro della procura. Saranno disposte in particolare verifiche documentali e testimoniali per accertare eventuali responsabilità in merito alla manutenzione della pianta. Allo stesso tempo, sarà disposta l'autopsia sul corpo del pompiere 38enne, ucciso dalla pianta che l'ha colpito in pieno.
Sarà ascoltato anche l'amico della vittima, coetaneo, che stava pescando con lui giovedì sera, e che ha assistito in diretta al crollo della pianta, chiamando per primo i soccorsi.
Vasto, intanto, il cordoglio per la morte di Monici.
Era per tutti il «gigante buono»: una stazza imponente che faceva da scudo a un’anima sensibile e generosa. Ex rugbista e appassionato pescatore, aveva fatto dell’altruismo la sua ragione di vita. Diplomatosi al liceo artistico, aveva presto scelto la strada del servizio verso il prossimo, militando prima nella Croce Verde e poi, dal 2011, nei Vigili del fuoco come volontario discontinuo.
A Treviso, dove viveva, era stimato per la dedizione mostrata nei distaccamenti di via Santa Barbara, Motta di Livenza e Conegliano. Dopo anni di impegno e interventi, il suo sogno era a un passo dal realizzarsi: attendeva la graduatoria per la stabilizzazione definitiva e il corso di formazione a Roma. Chi lo conosceva ne ricorda il «sorriso inscalfibile» e la rara capacità di trasmettere serenità a tutta la squadra, anche nelle situazioni più difficili.
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