Adriano Goldschmied, il padrino del denim aveva scoperto i jeans tra le vie di Trieste
L’inventore della moda casual, morto il giorno di Pasqua, nato nel 1943 per caso a Ivrea da una benestante famiglia triestina di origini ebraiche

«Non sapevo nulla di design, nulla sulla costruzione e la progettazione di un capo. La mia prima produzione consisteva nell’andare in un negozio di tessuti nella mia città natale, comprare tessuti stravaganti a prezzi altissimi e farli confezionare dal mio sarto. Il prodotto era estremamente costoso. In un certo senso ho creato per caso un denim di alta qualità».
Adriano Goldschmied, scomparso nel giorno di Pasqua nell’ospedale di Castelfranco Veneto all’età di 82 anni, si riferiva a Trieste anche se in realtà era nato il 29 novembre 1943 ad Ivrea (“by accident” diceva) da una benestante famiglia triestina di origine ebraica. Il padre Livio era l’ingegnere prediletto di Adriano Olivetti, che lo tenne a battesimo e a cui deve il nome.
“The Godfather of denim” (il padrino del denim secondo la definizione dall’amica Franca Sozzani, mitica direttrice di Vogue Italia) scopre proprio a Trieste il fascino casual del jeans osservando i soldati americani nel dopoguerra durante il periodo del Governo Militare Alleato. «Per noi era il vestito degli eroi, anche se all’inizio non avevo il mito dell’abbigliamento» raccontava.
Apre il primo negozio di jeans per caso a Cortina di fronte al Verockay King’s Club, una delle prime discoteche d’Italia. Il King’s Shop diventa un successo internazionale. «Capii che esiste sempre una fascia di mercato che cerca la unicità, a qualsiasi prezzo. Il concetto del denim premium è nato così» raccontava Goldschemied. «Ricordo l’amico e la sua storia straordinaria. Aprì giovanissimo il suo primo negozio di jeans con grande successo a Cortina in contemporanea al negozio di Benetton di pullover» racconta Luciano Benetton nel necrologio sul Corriere della Sera.

L’esperienza dura un paio d’anni. Con i soldi guadagnati nel negozio di Cortina gira l’Europa e approda negli Stati Uniti dove si abbevera della cultura denim. Ritorna e apre a Castelgomberto, nella valle dell’Agno, il suo primo atelier per la produzione del denim in Italia. Poi a Noventa Vicentina trasforma un vecchio pollaio abbandonato nella sua prima fabbrica. Nel 1978 dà vita alla stagione del Genius Group, una fucina di talenti tra Asolo e Oné di Fonte. Da quella officina escono Renzo Rosso, che con Adriano fonderà Diesel, e Claudio Buziol, che darà vita a Fashion Box (poi Replay). E ancora Katherine Hammett e 10 Big Boys. Inventa la Gap 1969 e la Agolde, sempre giocando con il suo nome e cognome. Poi arriva Goldie, un marchio rimasto nell’immaginario collettivo. «È il mio “padre” educativo, professionalmente parlando. Siamo stati insieme sette anni, l’inizio della mia carriera e le prime cose le ho imparate con lui e da lui» ricorda sempre Renzo Rosso,
Generoso e visionario, amava andare controcorrente: «Se mi dicono cosa fare, io faccio il contrario». Con Elio Fiorucci, suo grande amico, condivide un pezzo di strada: «Da Elio ho imparato a essere impulsivo, a lanciare la palla, affidando incarichi impensabili ai giovani per vedere l’effetto che fa».
Negli anni Novanta si trasferisce a Los Angeles dove diventa uno dei principali stilisti del denim. Inventa in successione Goldsign, AG Adriano Goldschmied, House of Gold, Citizens of Humanity: esperienze denim che vestono decine di attori e star. Marchi che lui lancia e poi rivende. Per Chloe realizza un circular denim completamente biodegradabile. Ad Amsterdam, nell’ex deposito dei tram, apre la prima scuola per designer del denim, la Jean School. «Sono sempre stato un “Out of the box”, uno fuori dagli schemi. Forse per questo tutti i miei ex soci sono diventati milionari» diceva.
A Trieste, città natale d’adozione, non aprì mai un negozio, ma ci tornava spesso per incontrare la mamma. Alcune sue creazioni si potevano trovare nel negozio Tommasini Sport di via Mazzini (dove ore c’è la Feltrinelli). «Era un triestino “patoco”. Con lui si parlava il dialetto di Cavana. Il suo inglese aveva l’inconfondibile accento triestino – racconta Claudio Serli, titolare dello storico negozio di abbigliamento che ha chiuso nel 2016 –. Adriano è stato un vero pioniere. Ha individuato un linguaggio del casual che prima non c’era. Un ricercatore e un innovatore. Cercava strade nuove. Arrivava prima di tutti gli altri».
Goldschmied è stato anche un profondo innovatore: a lui si devono la diffusione della tecnica stonewash, l’uso di fibre innovativee lo sviluppo del denim stretch. «Non voleva consegnare nulla di stirato. Il suo sogno era avere in negozio una lavanderia e una tintoria dove sperimentare le sue alchimie sui tessuti denim – racconta Serli –. Era un vero alchimista. Era originale al 100 per cento e amava scoprire i nuovi talenti. Adriano Goldschmiel è stato l’unico guru del causal. A livello mondiale».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








