Trasferta vietata ai tifosi del Treviso, Borgia: «Misura troppo rigida»

I supporter biancocelesti non potranno andare a Vigasio. La società: «Ingiusto e penalizzante». Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione: «Eccessiva prudenza»

Andrea Dossi
I giocatori del Treviso esultano con i tifosi dopo un gol
I giocatori del Treviso esultano con i tifosi dopo un gol

Pugno duro dopo il derby: è stata vietata ai tifosi del Treviso la trasferta a Vigasio.

Dopo i disordini che hanno macchiato il post-partita del derby Treviso-Mestre lo scorso 21 dicembre, è arrivata la prima restrizione per la tifoseria biancoceleste. Il prefetto di Verona ha disposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nella provincia di Treviso per la sfida contro il Vigasio, in programma domenica 11 gennaio e valevole per la 19^ giornata di Serie D.

Il provvedimento nasce dai fatti di cronaca avvenuti poche settimane fa: un agguato pianificato da alcuni ultras trevigiani ai danni dell’autobus che trasportava circa 70 sostenitori mestrini. Il lancio di sassi e bottiglie ha causato la rottura di un finestrino, nel caos che si è creato sono stati feriti l'autista e un poliziotto.Le indagini hanno già portato al daspo decennale di tre trevigiani (arrestate poco dopo i fatti, rilasciati e già in precedenza colpiti da daspo), mentre prosegue l’attività di identificazione degli altri partecipanti all’agguato.

I disordini sono arrivati sul tavolo del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive; quindi, la decisione del prefetto di Verona che segna un punto di rottura rispetto al girone d'andata, dove centinaia di supporter avevano seguito la squadra in ogni trasferta.

Uno stop che rischia di non restare isolato: la gestione dell'ordine pubblico passerà ora, di volta in volta, al vaglio delle singole prefetture.

Dura la replica del club. La società di via Foscolo ha espresso rammarico, definendo il provvedimento "ingiusto e penalizzante". In una nota, il club ha preso le distanze dagli autori dell'agguato: «Si tratta di soggetti che non hanno alcun legame con l’attuale tifoseria organizzata, la quale dimostra da tempo un comportamento corretto e collaborativo». Il club ha inoltre annunciato di non escludere il ricorso nelle sedi opportune per tutelare la propria comunità. 

«Ci troviamo di fronte ad una scelta che lascia l’amaro In bocca perché colpisce un’intera tifoseria e una Società senza che vi sia una rivalità storica e un contesto sportivo preoccupante che possa motivate un divieto così rigido dal punto di vista della sicurezza - afferma Claudio Borgia, Consigliere regionale e Capogruppo di Fratelli d’Italia-Giorgia Meloni in Regione Veneto - Parliamo di una partita che non presenta criticità particolari, né precedenti tali da rendere necessarie misure così drastiche».

Secondo il Capogruppo di FdI il provvedimento finisce per penalizzare chi vive il calcio in modo sano e corretto: «Comprendo le preoccupazioni delle autorità competenti, tuttavia bisogna bilanciare gli interessi in gioco e la sfida con il Vigasio dovrebbe far propendere per la tutela della passione genuina dei nostri tifosi. E’ necessario distinguere tra i pochi che creano problemi e la stragrande maggioranza dei tifosi che, invece, segue la squadra con passione, rispetto delle regole e spende tempo e risorse per sostenere i biancocelesti. Così facendo ci perdono tutti: i tifosi, la Società e l’intero movimento calcistico del territorio».

Il meloniano Borgia richiama anche il momento sportivo particolarmente delicato e importante per il Treviso: «Siamo in una fase della stagione in cui il sostegno del pubblico è determinante. Dopo oltre un decennio, infatti, la città e la squadra stanno inseguendo con forza il ritorno nel professionismo e il tifo rappresenta una componente essenziale di questo percorso. Togliere la possibilità ai sostenitori di essere presenti significa indebolire quel legame che da sempre è uno dei punti di forza del Treviso».

«Il tifo organizzato - conclude - e quello spontaneo, quando si esprimono in modo civile, sono una risorsa e non un problema. Auspico una rivalutazione del provvedimento affinché ai tifosi del Treviso venga consentito di seguire la propria squadra anche in trasferta, nel pieno rispetto delle regole e della normalità che dovrebbe accompagnare eventi sportivi come questo».

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