Traina attacca i consiglieri Il centrosinistra: «Vergogna»

«Non si deve permettere». «Vergogna». «Ma è passato anche lei con i dipendenti della Teatri spa allo Stabile, nuovo ufficio stampa di Beltotto?». E infine: «Non è più garante dell’intero consiglio».

Parole di fuoco, dalle minoranze, contro il segretario generale Lorenzo Traina, nel consiglio dell’altra sera. «Non finirà qui» hanno detto Pd, Treviso Civica, lista Manildo e gruppo misto all’uscita. Si parla di un esposto al ministero dell’Interno, o al prefetto Laganà (dove le stesse minoranze si sono recate mesi fa per il cambio in corsa di una votazione).

Cos’è successo? Il segretario Traina era intervenuto per illustrare quanto era avvenuto nella contestata nota allegata al bilancio per motivare la variazione di bilancio relativa ai conti del teatro, peraltro dopo che il capogruppo Pd Stefano Pelloni aveva ironizzato su Conte («Certo sindaco, lei aveva detto il giorno del nuovo teatro che si doveva festeggiare e poi si sarebbero guardati i conti, parole sante visto che poi gli uffici dimenticano l’Iva»).

Traina aveva spiegato che la nota allegata era di uso interno (c’era pure la definizione di “spettacolari” appuntamenti della prossima stagione, con toni entusiastici poco tecnici e burocratici) e che insomma c’era stato un «eccesso di trasparenza», quindi ha motivato la dimenticanza dell’Iva spiegando che i tempi stretti non avevano consentito di valutare la natura delle spese transitate da Fondazione al Comune.

Ma poi, il numero uno dell’apparato di Ca’ Sugana aveva dato giudizi sul livello del dibattito consiliare e aveva accusato «i consiglieri comunali di non essere all’altezza di una città che figura all’ottavo posto della classifica delle città italiane».

Apriti cielo: Franco Rosi (Treviso Civica) ha chiesto invano immediate scuse, Gianmario Bozzo (lista Manildo) ha detto «Si vergogni», redarguito per i toni dal presidente Giancarlo Iannicelli, cui le minoranze chiedevano invece di venir difese dall’attacco di Traina. «Non ci garantisce più», ha chiosato l’ex vicesindaco Roberto Grigoletto (Pd). E da altri consiglieri sono piovuti altri attacchi al segretario per «non restare al di sopra delle parti», e anzi per «prendere una parte del consiglio, sconfinare dal ruolo di funzionario terzo, imparziale, come da funzione istituzionale».

Fin qui il capitolo relativo al segretario. Il Pd ha rilanciato anche la questione dei conti del teatro, che non tornano alla prima verifica (ben oltre il caso dell’Iva dimenticata e altre voci non computate inizialmente), ricordando quanto investa Padova per lo Stabile (si parla di 1,5 milioni) e come Vicenza «si sia staccata dopo due anni di adesione allo Stabile.

«È la seconda variazione di bilancio da luglio», ha ricordato il capogruppo dei Dem, Stefano Pelloni, «non è un bel segnale cominciare in questo modo».

E non sono mancati commenti piccati, sempre dai banchi delle minoranze, al fatto che sindaco Mario Conte, vice Andrea De Checchi e assessore Alessandro Manera in quel frangente fossero molto presi dalla visione della Juve... —

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