Tra mafia, Pd e accuse Gasparini ora rischia

CASTELFRANCO. «Non capisco cosa serve tirare in ballo il Pd: se qualcuno si ritiene offeso da quanto pubblicato su Facebook da Gaspare Gasparini proceda come vuole, lui si difenderà come è suo diritto»: è questo il commento secco del capogruppo del Pd, Sebastiano Sartoretto, circa la polemica scoppiata ieri sul social tra i consiglieri leghisti e il segretario organizzativo del Pd castellano Gaspare Gasparini che ha paragonato il silenzio di assessori e consiglieri della maggioranza a «un’associazione mafiosa di omertosi». Questo ha fatto scattare le ire delle persone indicate anche con nome e cognome e che ora meditano di ricorrere alle vie legali a tutela della propria immagine.

Ovviamente nel controbattere è stato sottolineato il ruolo svolto da Gasparini auspicando una presa di posizione del Pd castellano. «Non possono essere scissi l’incarico che ha nel suo partito e le opinioni personali di Gasparini quando interviene su questioni politiche – dichiara il consigliere comunale Michael Didoné – per questo ci aspettavamo una presa di posizione e provvedimenti da parte del Pd dopo quella che è una accusa gravissima».

Gasparini non è nuovo a polemiche accese via social con la maggioranza. Nel luglio scorso, mentre si discuteva su che cosa dedicare in città alla memoria di Tina Anselmi, aveva scritto che il sindaco Marcon aveva dato «risposte da mentecatto». La segreteria Pd Teresa Spaliviero aveva criticato l’uso di quell’espressione, sottolineando che si trattava di una posizione personale. Nel bailamme che ne era seguito, Gasparini aveva annunciato di aver presentato le proprie dimissioni da segretario organizzativo, lasciando ogni decisione al partito. Ma a quanto pare le dimissioni non sono state accettate. —

D.N.

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