Sovrappassi, rondò e il quadrante Stiore I pochi interventi dagli anni 80 a oggi

Tre sovrappassi lungo una tangenziale che ad oggi è ancora da completare, prolungata solo di una manciata di chilometri; un pacchetto di rotatorie in incroci strategici; un grande nodo viario semplificato; un sottopasso allargato ma non senza polemiche.
E certo, la rivoluzione del Put, pietra miliare della mobilità cittadina, il grande progetto dell’architetto Michele Rizzon, che pure era molto più drastico in origine ma che venne infine modulato, quasi 20 anni fa, sui sensi unici di marcia rinunciando però ai park fuori mura lungo la circonvallazione esterna. E rinunciando pure, dicono i maligni, a un ventilato ticket di ingresso al centro storico, idea poi archiviata.
boom del traffico
Ma comunque lo si giri, guardandolo da ogni punto cardinale con orizzonte verso la torre civica di piazza dei Signori, il bilancio di quasi mezzo secolo della grande viabilità del capoluogo è assai deficitario. Premessa: parliamo di arterie, incroci e snodi strategici non certo delle normali strade realizzate per accedere alle nuove lottizzazioni sorte in periferia come funghi. La situazione infrastrutturale insomma non è certo da capoluogo di una delle province più dinamiche d’Italia, al centro o quasi di un territorio nel frattempo esploso a livello di traffico, con un aeroporto, il Canova, passato in 20 anni da poche decine di passeggeri a oltre 3 milioni di transiti l’anno. E al centro di un quadrante del Veneto centrale sospeso fra due patrimoni Unesco come Venezia e le Dolomiti, cui si è appena aggiunto – non c’è due senza tre – il tris calato dalle colline del Prosecco. Eppure a livello di infrastrutture, la città è rimasta arretrata: altro che Unesco e confronto con il mondo. Treviso è in coda rispetto ai centri medi della Marca trevigiana e anche a realtà molto più piccole, tutte beneficiate a pioggia da una Provincia leghista più attenta al micro che al macro, che ha finanziato tangenziali in Comuni con meno di 10 mila abitanti.
pochi interventi
E basti vedere il dettaglio delle grandi opere realizzate dagli anni 80 in avanti, cioè dopo le due sfide della tangenziale e di viale Europa. Stiamo parlando dei tre sovrappassi della tangenziale allo snodo di Silea, allo svincolo dell’ospedale Ca’ Foncello e quello sulla Noalese. Mentre l’incrocio snellito è quello delle Stiore, certo uno dei tappi del sistema cittadino quando c’era l’incrocio; e le rotonde fatte negli anni sono quelle di via Cisole, davanti allo stadio di rugby (dopo molti incidenti, anche mortali) e quella della Chiesa Votiva, nel delicatissimo quadrante dell’Ospedale, troppo piccola però per alleggerire davvero il traffico. E ancora quella di viale Europa, quelle sugli accessi ai confini comunali dove sono sorti supermercati (dalla Noalese a via Postumia). E infine il sottopasso rifatto e allargato di viale Brigata Marche – che prima costringeva al transito alternato con semaforo – ma troppo basso per i mezzi di soccorso dei vigili del fuoco. In un quarto di secolo siamo davvero a briciole, senza nulla togliere a quanto è stato fatto. Sulle ragioni c’è da scrivere un libro bianco, anzi una piccola enciclopedia. Sarebbe meglio correre ai ripari. —
Andrea Passerini
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