Signore & Signori torna a Treviso: «Sessant’anni dopo i vizi rimangono»

Venerdì 7 agosto sarà proiettata la pellicola di Pietro Germi. Il racconto di come i temi che poneva all’epoca resistono nella Treviso di oggi: «I vizi rimangono, è cambiato soltanto il modo di viverli e di raccontarli»

Domenico Basso
Una serata di cinema all'aperto in piazza Rinaldi a Treviso
Una serata di cinema all'aperto in piazza Rinaldi a Treviso

Ci sono film che invecchiano e film che continuano a parlare al presente. Signore & Signori appartiene alla seconda categoria. Non perché la Treviso del 1966 esista ancora, ma perché continua a costringerci a guardare dentro una provincia che ha cambiato pelle senza smettere di interrogarsi sul desiderio, sull’apparenza e sul giudizio degli altri. A quasi sessant’anni dall’uscita, il capolavoro di Pietro Germi torna in piazza Rinaldi (7 agosto ore 21.15) e conserva intatta la sua capacità di dividere, divertire e far riflettere.

Quel ritratto della buona borghesia trevigiana, con le sue ipocrisie, i tradimenti, la voglia di denaro e il peso del perbenismo, non è più vissuto come un’offesa. È diventato parte della memoria della città.

Raccontare una verità

«I trevigiani sentono che quel film racconta una verità che appartiene alla nostra città» osserva Giuliana Fantoni, direttrice del cinema Edera, «Resta un film cult. Nessun’altra pellicola ambientata nella provincia veneta ha creato un effetto simile. Pur essendo graffiante, i trevigiani sanno riderne. E continua a piacere anche ai giovani».

La città

È una piccola rivincita del cinema. Quello che negli anni Sessanta scandalizzava oggi viene accolto con autoironia. La città, in fondo, ha imparato a riconoscersi in quello specchio. Ma quello specchio riflette ancora il presente? Per Luciano Franchin, presidente dell’Associazione Luciano Vincenzoni, sarebbe un errore considerare Signore & Signori un documentario sulla Treviso di allora. «I vizi ci sono tutti: le corna, la corruzione dei maggiorenti, il denaro. Sono i vizi di sempre. Ovunque. Il film può essere ancora utile se, uscendo dalla sala, ci chiediamo: è cambiato davvero qualcosa?».

Secondo Franchin, il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui quei comportamenti vengono vissuti. «Nel film tutto avviene in circoli ristretti, di cui tutti sanno ma nessuno parla. Oggi, nell’epoca dei social, prevale l’esibizione e ciò che un tempo era chiamato vizio o peccato viene spesso considerato una normale consuetudine». Non tutti, però, vedono una cesura così netta tra la Treviso raccontata da Germi e quella di oggi.

Per Angelo Squizzato, già giornalista Rai e profondo conoscitore della città, la grammatica della provincia è rimasta sorprendentemente la stessa. «Treviso è ancora Signore & Signori – dice il giornalista – Tutto sembra cambiato rispetto a sessant’anni fa, ma in fondo tutto è rimasto uguale: alla borghesia è concesso quasi tutto, purché si faccia con discrezione e si salvi la faccia». Per spiegarlo richiama una delle battute più celebri del film pronunciata dal medico che scopre il tradimento della moglie: «E che resti tra noi». “È una battuta eterna – sottolinea Squizzato – Si può anche trasgredire, purché non si rompa l’equilibrio e non si metta tutto in piazza». E poi aggiunge: «Oggi c’è meno timore di Dio e molto più culto dei schei. Ci si sente più liberi, perfino più esibizionisti. Ma resta fortissimo il bisogno di salvare la faccia».

Un mondo che cambia

Il sociologo Vittorio Filippi racconta un mondo che, in realtà, stava già cambiando. «Sotto la superficie, in quegli anni, stavano bollendo i cambiamenti sociali, sessuali e politici che sarebbero esplosi di lì a pochi anni – ricorda – Oggi viviamo in una società molto più laica e disincantata. Più che essere spariti certi comportamenti, è evaporata la stessa idea di peccato. Si è attenuato anche il senso del proibito. Tutto sembra essere stato normalizzato e, in un certo senso, se tutto è possibile, niente sorprende più».

È cambiata anche la geografia della socialità. La provincia raccontata da Germi viveva nei bar, nei circoli, nei salotti e nelle piazze, luoghi dove tutti osservavano tutti. Oggi quella rete di relazioni corre nelle chat, sui social, nelle piattaforme digitali. «Il bar è stato sostituito da WhatsApp – sintetizza Filippi – Anche gli incontri e le trasgressioni si sono spostati sul web».

La rivoluzione digitale

È difficile dargli torto. Basta ripensare solo alla cronaca di vent’anni fa. Le ordinanze “anti-lucciole”, le polemiche sulla prostituzione lungo la Pontebbana, i cartelli con cui i sindaci cercavano di scoraggiare la contrattazione sessuale erano diventati quasi un simbolo della provincia veneta. Oggi quel fenomeno è molto meno visibile. Le strade hanno lasciato il posto agli smartphone.

Per Filippi la sessualità non è affatto scomparsa: è diventata “diffusa ma invisibile”, trasferendosi dalle strade e dai luoghi pubblici alle piattaforme digitali e alle relazioni costruite online. Lo conferma, da un osservatorio particolare, Lea Di Leo, che da anni lavora attraverso chat e webcam. «Mi cercano uomini sposati, single e tanti giovani, ma anche qualche coppia – racconta – Le conversazioni si svolgono spesso durante la pausa pranzo, di notte o perfino dal posto di lavoro».

L’antico pudore

Le fantasie vengono confidate dietro uno schermo. Eppure, in questo mondo apparentemente senza filtri, sopravvive un’antica forma di pudore. «Molti non mostrano il volto» confida Lea di Leo. È forse il dettaglio che più sorprende. Viviamo nell’epoca dell’esibizione permanente, ma quando si entra nella sfera più intima riaffiora il bisogno dell’anonimato. L’apparire sembra aver sostituito l’essere, ma la reputazione continua a contare.

Forse è proprio qui che Signore & Signori continua a parlare al presente. Non perché racconti una provincia rimasta uguale a se stessa, ma perché mette in scena un meccanismo che il tempo non ha cancellato: il difficile equilibrio tra desiderio, apparenza e giudizio degli altri. Sessant’anni fa quello sguardo passava dal tavolino di un bar, dal confessionale o dal salotto buono. Oggi passa attraverso chat, nickname, smartphone. Cambiano i luoghi, cambiano i linguaggi, cambiano perfino le parole. Ma la commedia umana raccontata da Pietro Germi continua, semplicemente, con altri mezzi. Il peccato non è sparito. Ha cambiato connessione.

 

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