Siccità, colli sempre più aridi: malghe e piccoli borghi riforniti con autobotti
Pedemontana a secco, la proposta di una rete di canali. L’assicuratore: «La poca acqua arrivata è scivolata subito via sul terreno arido e secco. Ne patiscono soprattutto i vigneti di recente piantagione, per le radici poco profonde»

Sulle colline aride del Vittoriese e della pedemontana del Cansiglio si attendeva pioggia abbondante, lunedì 20 luglio. C’è stato uno scroscio che si è risolto in pochi minuti.
Ben lontano, ad esempio, dall’ultima precipitazione che ha ridato acqua alle rive del Prosecco Superiore; 24 millimetri distribuiti in più ore a Farra di Soligo, nei giorni scorsi. «Quest’acqua, invece, non ha risolto nessun problema» ha commentato il sindaco di Fregona, Giacomo De Luca.
«I vitigni del nostro Torchiato come quelli del Prosecco si aspettavano ben altro. Sono al limite della crisi idrica».
In quota
Ma il problema più pesante è in quota. I volontari dell’associazione Avab (Antincendio), con sede presso l’ex caserma Gotti, stanno rifornendo con le autobotti il rifugio Città di Vittorio Veneto, ai 1.500 metri del monte Pizzoc.
«Stiamo portando acqua anche alle malghe a Cadolten, in comune di Fregona, perché le sorgenti, là dove ci sono stanno scarseggiando» conferma Taffarel.
Nei giorni scorsi altri rifornimenti in alcuni borghi della periferia collinare. Ieri l’assessore Barbara de Nardi è salita alle malghe sul Col Visentin e anche lassù ha incontrato gli effetti della siccità, soprattutto per quanto riguarda i pascoli.

Il rifugio sul Col Visentin ha fatto le necessarie scorte d’acqua, ma si stanno esaurendo. «Con le nostre autobotti, per la verità, siamo stati chiamati anche a Longarone» fa sapere Taffarel, «per dare supporto ad un elicottero impegnato nello spegnimento di un grave incendio».
Le soluzioni
I volontari coordinati da Taffarel hanno infatti il compito primario di vigilare contro l’accensione di fuochi; un pericolo costante sulle colline in questo periodo di siccità. E proprio per questo mercoledì 22 luglio era attesa una precipitazione abbondante.
«Invece la poca acqua arrivata» sottolinea Gianluca Posocco, che da assicuratore è interpellato quotidianamente dai vignaioli, «è scivolata subito via sul terreno arido e secco. Ne patiscono soprattutto i vigneti di recente piantagione, per le radici poco profonde. Ne soffrono di meno quelli più storici».
I vignaioli si pongono, ancora una volta, il tema dell’approvvigionamento. I piccoli invasi, podere per podere? «Sarebbe auspicabile, ma è problematico» risponde l’assessore all’ambiente, il vicesindaco Marco Dus.
«Sarebbe più fattibile, probabilmente, portare l’acqua attraverso una rete di condotte consortili, come hanno chiesto anche tanti produttori».
I laghi
Le precipitazioni dei giorni scorsi hanno aiutato il Conegliano Valdobbiadene sul alcune rive storiche, a cominciare da quelle di Farra. L’area di Tarzo, Vittorio Veneto, Cappella Maggiore, Sarmede, Cordignano, è, invece, in sofferenza.
«Sono inariditi i terreni, per cui i frutteti sono in sofferenza più ancora dei vigneti» sottolinea De Luca. «E poi manca fieno, l’erba perde di qualità e gli stessi animali sono stressati. Chi ha allevamenti di vacche da latte, rileva appunto un decremento a due cifre percentuali».
I laghi? Quelli di Revine sono in sofferenza, anche se non nella misura dei bacini alpini. «I bacini della val Lapisina riescono ancora a tenere» spiega Bruno Fasan, ex assessore, che abita tra il lago Morto ed il Negrisiola, «perché l’Enel sta provvedendo a garantirne l’equilibrio».
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