«Siamo contro l’odio La politica ci ascolti»

Manifestanti di tutte le età, tanti genitori accanto ai figli «L’importante è esserci, vogliamo cambiare la nostra Italia»
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO IL POPOLO DELLE SARDINE IN P. BORSA
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO IL POPOLO DELLE SARDINE IN P. BORSA

TREVISO. Anche Treviso ha il suo popolo di “sardine”, di ogni età e provenienza, dalla bambina di tre mesi al nonno di settant’anni, da Belluno a Venezia, anche se la maggior parte erano proprio i cittadini del capoluogo, tutti insieme a lanciare un messaggio per un’Italia libera da una politica lontana dalla piazza, e in questo caso da piazza Borsa. «Il nostro grido è trasversale – dice Giovanni, studente universitario– contro i politici che seminano l’odio, ma anche contro quelli che non fanno abbastanza per fermarlo, in questo momento non ci sentiamo rappresentati da nessuno». Un popolo chiamato a raccolta da whatsapp e dai social network che in una settimana hanno mobilitato migliaia di persone. «Qui non si tratta di politica ma di un gesto umano, per un’Italia accogliente e inclusiva, che non lascia indietro nessuno», dice Anna che ha cinquant’anni. Le fa seguito nonno Giorgio: «Ho paura per i miei figli e nipoti perché io sono vecchio ma un periodo così cupo non lo ricordo, la diffusione dell’odio, storicamente, è stata il primo passo verso il fascismo e il nazismo, prima l’odio contro gli ebrei, oggi contro gli immigrati». C’erano anche gli immigrati in piazza, persone che lavorano, già cittadini italiani, ma che ancora non si sentono accettati. «Siamo qui da vent’anni – racconta una coppia di amici senegalesi – e ancora sentiamo che il colore della pelle fa la differenza, ed è ora di superare questa situazione». La “sardina” sta diventando una sorta di “brand” fai da te, chi ce l’ha in testa, chi appuntata sul bavero, chi nei cartelli con scritto “Treviso antifascista e resistente”. C’è chi è venuto in gruppo, chi da solo, chi con il cane, ma c’erano anche tante famiglie con bambini, che reggevano in mano la loro bandierina a forma di sardina, realizzata con le proprie mani. «Siamo qui per loro – spiega la mamma – perché possano crescere in un’Italia diversa, contro il razzismo e la xenofobia, un’Italia che accoglie tutti e che stia veramente dalla parte dei suoi cittadini». La più piccola partecipante aveva solo tre mesi di vita ma è stata sveglia e vigile per tutta la manifestazione. «Condivido gli ideali di solidarietà, rispetto e dialogo delle “sardine” – ha detto il padre – e voglio trasferirli anche a mia figlia, per questo è stato importante che ci fosse». Tra una lettura del “manifesto delle sardine” contro una politica malsana attenta solo agli interessi di chi governa, gli articoli della costituzione, “Bella ciao”, l’inno d’Italia e le canzoni di John Lennon, Rino Gaetano e Fabrizio De Andrè, la piazza si è scaldata, sciogliendosi poi in un grande abbraccio collettivo. «Io sono qui per dimostrare che c’è un Veneto diverso – dice un ragazzo di Monastier – che non è solo quello leghista e razzista, e che vuol far sentire la propria voce». «Non importa quanti siamo – gli fa eco un’amica – l’importante è esserci, perché quando la gente scende in piazza, e non solo a Treviso, i politici devono ascoltarci». Ma il messaggio secondo alcuni, non è solo per i governanti: «Noi ci rivolgiamo anche a tutta la gente disillusa – chiude una donna di Villorba – perché c’è ancora speranza, qui vedo tanti giovani e soprattutto tanti visi sorridenti, questa è l’Italia che vogliamo, via dall’odio e piena di energia per un cambiamento che parta dall’anima, da dentro di noi, che siamo persone normali, ma possiamo cambiare il Paese». —. Elena Grassi

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