Senza lavoro 2.500 neolaureati «Bisogna orientarsi meglio»

Treviso. Laureati, ma senza lavoro. L’età compresa fra i 24 e 34 anni, il futuro più che mai incerto. Una condizione di disagio che riguarda 2. 500 ragazzi, considerando le province di Treviso e Belluno. L’equivalente del 6% dei 48mila (40mila nella Marca) che hanno completato un percorso accademico negli ultimi 10 anni. Percentuale che balza al 9%, se si prendono in esame i possessori di “lauree deboli”, ossia nell’ambito socio-umanistico. Un’analisi che impone attente riflessioni, considerato che su quei ragazzi hanno investito società e famiglie. «Progetti di alta formazione incagliati», sintetizza Federico Callegari, Ufficio Studi Camera di Commercio. Il tema delle “transizioni incompiute” – i titoli più “appaganti” sono sempre Ingegneria ed Economia, ma Lingue si difende bene – è stato affrontato nel convegno “Di nuovo in gioco”, che l’ente di piazza Borsa, con il suo Osservatorio, ha promosso in sinergia con Ca’Foscari e l’Istituto universitario salesiano. Obiettivo suggerire rotte che permettano di garantire un’occupazione a quella porzione di ex studenti – si arriva a 2. 500, incrociando i dati di Veneto Lavoro – che rimane desolatamente al palo. E, parallelamente, agevolare i ragazzi nella ricerca di un impiego che soddisfi le aspettative. «Perché troppo spesso c’è disallineamento fra domanda e offerta, attese e mondo reale non viaggiano sullo stesso binario», incalza Callegari, «Oggi si richiedono competenze “ibride” e nemmeno l’ingegnere gestionale è certo di trovare un impiego». Considerazioni che devono tenere a mente pure i liceali: ovvero il 46% dei 39mila trevigiani iscritti alle superiori (dato 2018-’19). La prima soluzione indicata coincide con l’orientamento. Che può accrescere l’efficacia, se pianificato già dalle medie. «Ma bisogna incentivarlo anche dopo la laurea», aggiunge Davide Girardi, ricercatore Iusve. Un orientamento che non deve coinvolgere solo gli studenti, ma va esteso sempre di più alle aziende. Altre opportunità sono le Academy interne alle imprese, l’inserimento di uno psicologo nella fase del reclutamento. Ma in Camera di Commercio confidano molto nel progetto “Placement”, che l’ente guidato da Mario Pozza co-finanzia da inizio 2019: sviluppato con le università di Padova e Venezia (Ca’ Foscari), ha introdotto una nuova logica del tirocinio. «Spesso negli stage mancava la “messa in pratica”, ora assicuriamo un percorso di qualità che potrebbe favorire un effettivo inserimento nell’azienda. E i primi riscontri sono soddisfacenti», commenta Arianna Cattarin, direttrice Career Service Ca’Foscari. Si erano posti l’obiettivo dei 18 tirocini, ne hanno realizzati 14 e un ragazzo è già stato assunto. La Camera, completati i sei mesi previsti, integra i canonici rimborsi spese con 4 mila euro. –
Mattia Toffoletto
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