Segre cittadina onoraria di Treviso. Ingorgo di mozioni Anche la Lega la fa

La senatrice Liliana Segre sarà cittadina onoraria di Treviso. Questo è certo. L’ex deportata nei campi di concentramento nazisti, scortata a seguito delle minacce ricevute sui social network e protagonista anche di spigolose frizioni con il segretario leghista Matteo Salvini, diventerà trevigiana anche su istanza di quella Lega che in Parlamento non si è alzata per renderle onore e che in altre città italiane sta bocciando le proposte di cittadinanza. Un nonsense che è già di per sé una notizia, che diventa ancor più stravagante se proprio la Lega pare abbia corso per mettere il cappello sull’iniziativa cittadina.
Il caso
Tutto inizia a fine novembre quando, sull’onda dell’indignazione popolare e politica per le offese e le minacce ricevute dalla senatrice ottantenne, reduce del nazifascismo, l’opposizione cittadina inoltra ufficialmente una mozione per riconoscere a Liliana Segre la cittadinanza onoraria della città. Il testo è chiarissimo: loda l’impegno della senatrice nel perpetuare la memoria di quanto vissuto e accaduto, condanna i «rigurgiti antisemiti», ricorda il valore di Treviso contro le discriminazioni e infine impegna il consigli comunale a «dare solidarietà alla senatrice» e renderla «cittadina onoraria». La proposta viene protocollata, ma ancor prima che l’opposizione ne dia notizia arriva il gioco d’anticipo della Lega.

Scivolata e polemiche
A battere sul tempo la sinistra e i civici è il capogruppo leghista ai Trecento Riccardo Barbisan che nel pieno di una conferenza stampa su altri tempi ferma i giornalisti: «Se per caso l’opposizione presente una mozione per la cittadinanza alla Segre, beh... sappiate che siamo disponibili ad accoglierla, anzi la accogliamo». La Lega in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto d’Italia fa clamore, e Barbisan in un colpo solo cerca di spiegare: «Davanti all’abominio dei crimini perpetrati nei confronti della popolazione civile non esistono distinzioni partitiche. Con questo riconoscimento Treviso coronerà la sua scelta di campo: sempre al fianco dei deboli». Poi incalza, rintuzzando l’opposizione: «Certo sarebbe stato meglio chiederne la cittadinanza in un momento diverso, e non sull’onda delle polemiche politiche, ma così si muove la sinistra». Uno a uno in zona Cesarini? Macché. Perché alla faccia del «non era questo il momento», la Lega cinque giorni dopo fa quello che nessuno si aspettava.
Chi ci mette il cappello
La mozione dell’opposizione viene consegnata il 16 novembre e protocollata il 19 novembre, registro numero 35. Il 20 novembre lo stesso ufficio se ne vede recapitare un’altra (protocollata il 22, numero 36), sempre per la cittadinanza onoraria alla Segre. Chi la firma? Riccardo Barbisan. Ma allora: era tempo o non era tempo? La risposta sta nei fatti, che a quanto pare sottendono anche l’intenzione della maggioranza di essere disposta a tutto pur di non far diventare la Segre cittadina onoraria per merito dell’opposizione; una opposizione che si era comunque detta ben disponibile a un confronto improntato alla massima condivisione.
Niente solidarietà
Perché un altro testo? Forse la ragione sta nelle parole. Nella mozione della Lega si parla di «valori universali», «altissimi meriti sociali», ma non si fa nemmeno menzione delle minacce e delle offese ricevute dalla senatrice della Repubblica. La parola «solidarietà», chiave della mozione delle sinistre, non esiste. –
Federico de Wolanski
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