«Se il mercato vuole l’Iper perché dovrei vietarlo?»

In breve tempo è diventata la cittadella dei centri commerciali. Un piccolo “paese dei balocchi” per gli amanti dello shopping sfrenato. Siamo nel quartiere di Via dei Carpani all’intersezione con viale Europa e i protagonisti sono loro: i centri commerciali che continuano a sorgere. In ordine cronologico prima I Giardini del Sole, poi lo Shopping Day, ancora Lidl supermercato e infine la superficie lorda di 4000 metri quadri che ospiterà, tra l’Hotel Fior e lo Shopping Day, un nuovo centro commerciale. In queste giornate di polemica social tra maggioranza e opposizione per i 1.600 metri alienati per dare vita alla viabilità compensativa del nuovo centro commerciale, interviene l’assessore ai Lavori pubblici di Castelfranco, Roberto Filippetto. Non sono effettivamente troppo questi centri commerciali? «Bisogna fare chiarezza su una questione fondamentale», ha commentato l’assessore, «noi non abbiamo una visione dirigistica da Unione sovietica; non decideremo mai cosa è bene e cosa è male, noi siamo liberali e se il mercato chiede questo, ha il diritto di autoregolarsi. Noi siamo keynesiani, ci limitiamo a tutelare la proprietà privata e se un’azienda si compra un lotto di terra per farci un centro commerciale è una decisione che va rispettata. Qui, il modello sovietico non esiste». Ma non c’è il rischio che vadano a formarsi degli “squali” capaci di prendersi tutto a danno dei piccoli commercianti? «Guardi, non esistono più i piccoli alimentari. In tutto il comune di Castelfranco c’è solo Parisotto alimentari a Salvatronda e Pistola a San Floriano con una piccola bottega. È il consumatore che decide dove andare a prendersi il prosciutto e così facendo aiuta l’uno o l’altro. Nessuno squalo, solo scelte libere del consumatore».
Di diverso avviso è il presidente dell’Ascom castellana Pierluigi Sartoretto che esprime il suo rammarico per non essere stato coinvolto nell’operazione: «Vedo ogni giorno politici promettere di voler tutelare i negozi di vicinato, gli artigiani e le piccole imprese, poi, nella realtà, accade che l’Ascom non viene nemmeno interpellata o invitata in Comune per un semplice confronto». Per il presidente è un boccone amaro: «Mi chiedo se è questo il modo di fare politica; non coinvolgere nessuno, far accadere tutto sottotraccia. Come possiamo difendere i negozi di vicinato e i centri storici da questi centri commerciali se non ci viene detto niente?».
Ad attaccare frontalmente l’amministrazione di Stefano Marcon è Alessandro Boldo, urbanista del Pd, nonché uno dei protagonisti del sondaggio telefonico per “sindaco 2020 di Castelfranco”. «Avvallare la costruzione di un nuovo centro commerciale è una scelta che in nessun modo aumenta la qualità dei servizi alla cittadinanza. È una scelta che al massimo aumenta la qualità della vita di chi costruisce quel centro commerciale ricavandone profitto e scaricando i costi in termini di traffico e consumo di suolo su tutta la città e quelli in termini di sopravvivenza economica sui piccoli commercianti del centro e sugli ultimi negozi di prossimità presenti nei quartieri e nelle frazioni». Infine, resta in piedi la polemica sul “non coinvolgimento” dell’Ascom castellana all’interno dell’operazione. —
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